Migrazione perenne

L’odio è sempre stato un elemento presente nell’evoluzione dell’uomo.
Tutti odiamo qualcosa nella vita, ed in questo periodo di totale smarrimento, l’odio sembra legittimato, quasi doveroso, “necessario”.
C’è chi odia i poveri e chi le persone benestanti, chi i comunisti. Chi odia i gay o le persone lgbt in generale, chi odia gli immigrati, che sembrano esser diventati il problema alla base di tutto, tranne di chi ne sfrutta il lavoro a basso costo ovviamente ( vedasi teorie marxiste sull’esercito di riserva) e c’è chi odia e basta e poi ci sono io… che odio me stessa.
In questo ultimo periodo sono diventata il mio “problema immigrazione personale”.
Ho “abbandonato” il mio paese biologico ormai da un bel po, o forse in realtà non ne ho mai fatto parte. Diventato invivibile a causa di numerosi conflitti interni, era ormai sotto il controllo di uno stato fantoccio . C’è chi dice che quei conflitti, dalla base d’interesse che chiameremo disforica, fossero stati causati da ingerenze “straniere”. Una sorta di influenza esterna che ha creato quei conflitti col territorio che sarebbero poi sfociati nelle guerre disforiche* 1 2 .
Bloccata dalla burocrazia non riesco ancora a raggiungere il mio stato d’elezione, a causa di innumerevoli leggi a volte da me stessa create. Leggi reali ed emotive che, specie in queste ultime due settimane, mi trascinano in questo mare di insicurezze. Quella terra ” promessa” a volte sembra irraggiungibile. Troppo distante, troppo costosa o semplicemente un utopia. Nonostante io mi senta già cittadina dalla nascita di quelle terre, mi sento intrappolata in questo territorio di transizione, che mi odia e che a tratti nega il mio viaggio e le mie conquiste alla mia vista. Ma sono io quel territorio che mi rifiuta.
Sono il mio ministro degli interni che emana leggi emotive contro se stessa e che attraverso insicurezze e paure sposta l’attenzione sulle delle debolezze sempre presenti. Sono le mie voci votanti, che insicure e spaventate preferiscono voltare il proprio sguardo altrove, e che con rabbia e disperazione deturpano con gesti nevrotici un volto che a volte non riconosco. Sono la nausea mattutina che la fantasia e la speranza di ripresa non riescono più a fermare. Sono il miraggio di pace che dura 24 ore, che nasce e muore nel calore di un tuo abbraccio. Sono la distesa d’acqua salata che divide i nostri corpi, da me stessa formata dopo una settimana di traversata turbolenta.
Sono la cittadina di seconda generazione che questo stesso territorio che l’ha vista nascere rinnega come elemento estraneo. Sono quei gesti di autodeterminazione che in questi momenti di insicurezza si ritorcono contro di me.
Sono la paura del passato che ritorna. Un passato che non mi appartiene,che odio profondamente, ma figlia di un presente che ai miei occhi in questi giorni sembra cosi fragile, cosi semplice da sgretolare. In un insicurezza che corrompe e brucia tutto alla radice . Perfino quelle conquiste che pensavo ormai consolidate nei gloriosi giorni di lotta. Sono quella voce sottile coperta dal silenzio quotidiano, quel silenzio rotto solo dalle tue dolci parole di speranza e conforto. Parole che cercano in tutti i modi di mostrarmi un volto che io non riesco più a vedere, ma che so essere il mio .
Sono la mia perenne migrazione quotidiana …

1C’è chi afferma che la disforia in se non esista, ma sia solo una reazione ad alcuni imput di una società binaria al nostro non esser binariamente e culturalmente allineati . In sintesi, in una società che associa conformazioni fisiche e azioni ad un determinato genere, comportamenti ritenuti non allineati e non conformi generano disforia. Di conseguenza in un mondo libero da imposizioni nessuno proverebbe disforia verso il proprio essere, essendo liber*di viverlo a proprio piacimento. La sintesi della sintesi, proprio quella spicciola, io provo disforia per i miei genitali, perchè la società in cui vivo li associa al genere maschile, di conseguenza, sentendomi io una donna provo disgusto verso quei genitali che la società associa ad un genere che non sento mio. A me m par na strunzat !!

2 E’ ovviamente una metafora . La migrazione come metafora della transizione

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L’insostenibile pesantezza del tempo

Non sono mai stata una persona che guarda con rammarico al passato.
Ai presunti gloriosi tempi che furono, utilizzatrice dell’abusatissima frase ” si stava meglio quando si stava peggio” o della variante, “quando ero piccol* io ci si divertiva con poco” ecc ecc. Non ho mai considerato gli anni della mia adolescenza o “prima giovinezza” i “migliori” . Come quei quarantenni che parlano con nostalgia degli anni 80 o i  cinquantenni dei 70 ecc ecc. Gli anni della mia infanzia, non sono anni di evoluzione culturale o sociale, non sono essenziali al genere umano ed anche se lo fossero saranno i posteri a valutarli e rivalutarli col senno di poi, in una lucidità sicuramente più attendibile di chi li ha vissuti o anche solo sfiorati. Non provo nemmeno nostalgia verso la mia infanzia o adolescenza anzi  se potessi incontrare quel ragazzino impacciato e timido probabilmente mi starebbe pure sulle palle.  Troppo concentrato su se stesso senza mai realmente ascoltarsi  per riuscire a capirsi o semplicemente vivere senza prendersi troppo sul serio, anche perché se avesse trovato il coraggio di farlo,dico ascoltarsi, si sarebbe accorto di me e si sarebbe dissolto nel buio in cui si autoconfinava. Troppo serio e serioso per poter vivere un adolescenza che possa esser chiamata tale.
Non è il tempo che ho vissuto di cui sento la mancanza, ma del tempo che non ho vissuto libera. In realtà, non so esattamente quando sono nata, non ho una data certa, forse la condivido proprio con quel ragazzo che ha accompagnato e protetto i miei passi per 33 anni, ma non ne sono sicura. Sono rimasta per tanti anni in silenzio, nel buoi del suo cuore, spaventata ed ignorata. Ero una vocina flebile e disarmata. Ma non sono arrabbiata o rancorosa per questo. Nessuno sapeva della mia esistenza, nemmeno io ne ero consapevole. Ogni tanto mi mostravo al mondo, ed in quelle poche occasioni mostravo i miei occhi verdi pieni di speranza. Spesso mi nascondevo dietro quel  ragazzino timido ed impacciato, che per anni è stato il mio contatto col mondo, il mio scudo, la mia voce nella realtà del quotidiano. Tutto questo finché un giorno, quella voglia di vivere che per anni avevo cercato di ignorare, si è trasformata una forza inarrestabile ed irrefrenabile da non poter più esser ignorata o ostacolata.
Piccola premessa.
Ieri sono stata invitata alla presentazione del libro ” mio figlio in rosa” , dove si parlava della storia di alcuni bambini, trans o gender fluid. Ero li come rappresentante del gruppo T del movimento pansessuale di Siena, ed è stato proprio al ritorno da quell’evento, mentre parlavo con una cara amica, che ho pensato ( o meglio ripensato) a tutto questo.
Io non ho il terrore del tempo che passa, ma del tempo già passato, non speso in questi abiti, lasciando altre orme.
Pensando a quei bambini mi sono sentita cosi invidiosa…il che è cosi stupidamente egoista. Invidiavo ed invidio quei bambini per quel tempo che stanno vivendo esprimendo loro stessi, per quella consapevolezza cosi innata. So che ognuno di noi ha bisogno dei suoi tempi per arrivare ad un’alta consapevolezza di se, l’ho detto più, volte, altrimenti dovremmo parlare di illuminazione dall’alto, o fortuna.
Eppure non riesco a non pensare a come sarebbe andata la mia vita se mi fossi capita , scoperta e riscoperta a 14..16…18 anni, prima che il testosterone avvelenasse il mio corpo e la mia mente . Prima che il tempo creasse lunghi solchi sul mio corpo, formando la persona che sono ora. Nonostante io stia vivendo una seconda giovinezza o adolescenza, ho già 33 anni, la mia visione è già corrotta, già ” vissuta”.  Se tutto andrà per il meglio il mio corpo cambierà definitivamente con l’ultimo tassello verso i 35 anni e per quanto io mentalmente possa sentirmi rinata, sarò in pieno inizio decadenza.  Non sto dicendo che a 40 anni si è vecchi, ma di certo non avrò la stessa visione, gli stessi colori, lo stesso corpo di una reale ventenne. Avrò gli ultimi sgoccioli di quella che definisco giovinezza. Come una candela che per quanto la cera possa esser ripresa e riutilizzata, non sarà mai più la stessa.
So che il concetto per iscritto non è facile da capire, o spiegare.
E non parlo solo fisicamente, anche se mi sono bruciata 20 anni di vita facendo altro. Anche con tutti i risultati migliori della terapia, non potrò riavere quella nuova visione del mondo del ” è tutto nuovo”, quel corpo che non potrò mai abitare…
Quella sensazione di mostrare e mostrarsi anche se con pudore o insicurezza tipica dell’adolescenza o della prima fase della giovinezza, senza quella sensazione di disillusione, libera dal vissuto, libera da quei passi,da un corpo già corrotto dal ieri. Anche se in quel ieri io c’ero ma ero solo un pensiero lontano.
Mi chiedo quindi come sarebbe stata la mia “io”…come sarebbe stato il mio viso, senza questa peluria che quotidianamente non mi permette di essere felice, con quella sensazione di disgusto al solo sfiorarlo con le mie mani …. le mie mani, i miei seni, i miei fianchi, le mie cosce.
Magari mi sarei potuta operare prima, scoprendo e vivendo altri aspetti di me… Come sarebbe stata la mia vita, la mia evoluzione del se .
Forse avrei davvero rimpianto la mia adolescenza, o la mia giovinezza in quanto tempo in se passato e non in quanto tempo non vissuto ma sprecato rimanendo nel buio.
Forse ora userei anche io quelle frasi riferendomi agli anni 90, come gli anni d’oro …
Forse oggi riuscirei ad amare il mio corpo.. o probabilmente sarei riuscita a trovarne dei difetti anche in quest’ipotetica linea temporale alternativa, ma con un ottica diversa..
Forse sarei più “frivola” o più testardamente impegnata, sicura del mio aspetto
Forse sarei…
Forse avrei potuto…
Forse…

C’era una volta il Tortuga

C’era una volta, in un tempo non molto lontano, un progetto, un idea nata dal lavoro e dalla fantasia di un gruppo di ragazzi della provincia di Siena. Un sogno nato quasi per gioco o forse per pazzia, una sera come tante, in quel di Poggibonsi, (per la precisione a Montemorli), durante la festa del Partito della Rifondazione Comunista.
Alcuni ragazzi, dopo il servizio, si erano ritrovati a chiacchierare e bere una birra.
Stanchi di veder fallire e chiudere ogni luogo aggregativo giovanile, stanchi di veder inaridire sempre più quei rapporti sociali nel quotidiano, stanchi di sentirsi sempre più soli ed isolati, decisero di lanciarsi in una strampalata avventura.
Tutto ebbe inizio con la nascita dell’associazione Spazio Libero nell’anno 2015, un associazione che, nel suo piccolo,cercava di creare un luogo di incontro giovanile, per attività ludiche e culturali, ma anche per offrire quei servizi alla cittadinanza sempre più carenti nel territorio. Doposcuola sociale, scuola di teatro, mostre fotografiche, attività politica, ma anche semplicemente un luogo d’incontro sano.
Erano queste le motivazioni con cui quel progetto venne alla luce.
L’associazione crebbe abbastanza in fretta, arrivando a contare in un anno più di 30 attivisti, arrivando ad avere anche una propria sede ed un proprio logo. La sede era situata in via Trento, gentilmente offerta a titolo gratuito dal Partito della rifondazione comunista che da ora in poi sintetizzerò in  PRC.
I ragazzi però decisero di fare un ulteriore passo avanti, in nome di un pensiero comune : combattere l’isolamento generazionale e sociale.
Il 12 dicembre del 2015, nasce il Tortuga spazio libero, un locale in località fosci ( Poggibonsi) nato non solo per continuare i progetti iniziati da spazio libero, ma per permettere a quelle singolarità culturali, musicisti del territorio,pittori ed artisti vari, di trovare un luogo dove potersi esprimere al meglio,cercando quando possibile, di aiutare le attività locali attraverso l’acquisto dei prodotti del territorio.
L’apertura fu un successo. Circa 500 persone fecero rotta verso il Tortuga quella sera e molte altre lo faranno negli anni in cui il locale è rimasto al servizio della collettività.
Il locale ha avuto il piacere di ospitare diversi artisti, alcuni famosi anche a livello internazionale. Nomi come: i Deschema, le Iscream, i Pijiama party, I My tiny Apple  ecc ecc, i Pink Noise . Ma anche serate politicamente e socialmente impegnate. Da ricordare un bellissimo 8 marzo in collaborazione con L’associazione femminista non una di meno o la serata dedicata alle famiglie arcobaleno con il Movimento Pansessuale di Siena, con cui organizza anche un evento del transnovember del 2017. O spettacoli di stand up comedy con il Burberi . Come poi non menzionare un evento in collaborazione con vari gruppi tecno, per aiutare le popolazioni colpite  dal terremoto, in una serata di beneficenza dalla partecipazione pazzesca. Ci sarebbero tante e tante serate da ricordare, eventi da raccontare, ma le parole non potrebbero descrivere la soddisfazione di averne fatto parte ( io ero la responsabile delle attività culturali, iniziate nel 2016). Chi ha vissuto quelle serate da cliente potrà raccontarvele, chi le ha vissute da attivista, ha tanto da portare con se gelosamente, nel bene e nel male.
In cuor mio potrei dire che avrebbe meritato un destino più lungo e florido, e forse un appoggio diverso dalle amministrazioni e dal territorio.
Ma come ogni utopia, come ogni sogno forse non era destinato a durare per sempre.Tra altri e bassi il Tortuga è rimasto in vita per 3 anni, con una chiusura definitiva arrivata nell’aprile del 2018. I volontari, perché di impegno volontario si trattava, sono rimasti ( quelli rimasti) al timone fino all’ultimo. In un rispettoso e forse ingenuo tentativo di mantenere a galla quel sogno che è durato poco, ma che non ha vincoli ne limiti generazionali.
Ad aprile sarà un anno esatto dalla chiusura di un sogno si breve ma che ha segnato nel bene e nel male la vita di tanti giovani passati di li, per caso o per amore, per ideali o per convenienza.
E come si dice in questi casi commemorativi :
“E’ morto il Tortuga, viva il Tortuga”

Logo dell’associazione Spazio Libero

Inquisizione genitale

C’è un problema che ogni persona T prima o poi si trova ad affrontare nei nuovi luoghi di lavoro, specialmente nel caso in cui venga assunta con i documenti ancora non rettificati, il lo chiamo ” l’inquisizione genitale”. Esiste una morbosa curiosità che spinge le persone che ci circondano, colleghi di lavoro in primis, ad informarsi sui nostri organi genitali,sulla nostra vita privata, divulgandone i particolari stile cioè ed altre riviste di gossip adolescenziale,  come se questo servisse a semplificare il loro dover catalogare gli individui tra le categoria colleghe\colleghi , uomini\donne ( come se fossero poi i nostri genitali a definire il nostro genere).
Come ogni altro articolo ovviamente parlo per esperienza personale, ma dalle varie testimonianze che ho rintracciato, la prassi sembra diffusa.
Circa un mese fa, grazie alla mia potentissima laurea, sono riuscita a strappare un contratto di un mese come operatrice ecologica. Inizialmente l’azienda era un po in crisi sugli spogliatoi da farmi utilizzare. Quei luoghi ” sacri” ( gli spogliatoi delle donne, in poche telefonate sono passati per me da :

1 Inesistenti
2 Inagibili
3 Pieni
4 disponibili

Inizialmente ovviamente mi avevano proposto di usare quelli degli uomini, o di cambiarmi a casa, ma capendo l’enorme cavolata il dietro front è stato repentino.
I primi giorni tutto è filato liscio. Nonostante io non ne sia mai totalmente convinta, credo che grazie al mio passing io fossi stata riconosciuta come una donna cisgender (non ho mai nascosto il mio esser una donna Trans, ma ogni tanto fa piacere passare sotto traccia). Tutti erano carini e gentili( anche troppo) e come in ogni luogo di lavoro macista non mancavano le solite odiose ed evitabilissime battute a doppio senso. Anche tra la componente femminile era tutto rose e fiori. Alcune vedendo il mio esitare ad usare le docce aziendali ( sono sempre stata titubante a mostrare il mio corpo, arrivando a negarlo anche alla mia vista) si rammaricavano di ciò arrivando ad insistere per alcuni giorni affinché ne approfittassi, elencandomi i vari vantaggi rispetto al fare la doccia a casa ( es risparmio energetico casalingo\ consumi idrici). Tutto questo finché lo spauracchio del mio nome anagrafico è uscito allo scoperto, lanciando tra i colleghi un dubbio amletico. Come mai la nuova collega si era presentata col nome di Serena ma nei documenti era presente con un nome maschile?  Ovviamente la società per cui lavoravo, ed a cui avevo tranquillamente parlato del mio percorso di transizione ,aveva scelto per “quieto vivere”, di raccontare alla componente femminile ( solo a loro)  il mio percorso, ma aggiungendo di spontanea volontà  una tappa non ancora raggiunta ( e di cui non sono ancora sicura), quell’ipotetica operazione che aveva fatto di me una donna ” vera”. Di conseguenza al mio parlare del tutto tranquillamente di quella piccola operazione, ma riferendomi al futuro, tra le donne si è scatenato un sentimento di ” tradimento”, arrivando a dividere le docce in stile mose con le acqua del nilo.  Alcune dalla mentalità ” apertissima”, una volta concessomi il benestare nel continuare ad usare le docce, si sono subito difese, chiedendomi semplicemente di non mostrare nulla, come se il mio interesse fosse mostrare i genitali ( qualunque essi fossero) a persone sconosciute.
Per quanto riguarda la componente maschile, le cose stranamente sono andate un po diversamente. Continuavano le battute ma con un piglio decisamente più ..”libertino”, come se al sentire la parola trans gli uomini si sentissero stranamente più liberi di dar sfogo ai loro bassi istinti ( di questo ne ho parlato in un articolo presente nel mio blog, di cui citerò alcuni versi)

“Diciamoci la verità, ricever complimenti fa sempre piacere, specie se educati e rispettosi. Fanno aumentare l’autostima e migliorano l’umore, specie nel mio caso che so più abituata agli sguardi divertiti o smarriti delle persone. Ci so però degli atteggiamenti, delle frasi che partono con l’intenzione di far colpo e raggiungere un “obiettivo” ignorando la sensibilità ed il rispetto per l’altra persona.  Per l’amore del cielo, questo è un problema che affligge tutte le donne, t o cis , ma fidatevi quando vi dico che nel momento in cui, un uomo si accorge di aver a che fare con una persona t cancella totalmente ogni dose di pudore o rispetto”

https://linsostenibilepesantezzadellessere40327414.wordpress.com/2018/08/11/da-birichina-a-fr-in-pochi-click/

“Arriva però quasi sempre un  momento in cui il clima smette di esse rispettoso, in cui si raggiunge , il cosiddetto punto di non ritorno. Il punto  in questione viene superato, quando scoprono che sono una ragazza t, . Quel segnale diventa un via libera, un input per lasciarsi andare alle più sfrenate fantasie, senza quel limite dettato dal pudore o dal rispetto verso l’altra persona. Il tutto ovviamente è anticipato dalla classica frase “ sono etero , pero voi trans e bisessuali avete una marcia in più, siete sbarazzine ( per sbarazzine ovviamente intendono disperare da concedersi a qualsiasi caso umano)”.

https://linsostenibilepesantezzadellessere40327414.wordpress.com/2018/08/11/da-birichina-a-fr-in-pochi-click/

I passaggi di solito sono questi e possono variare cronologicamente e nei posti di lavoro la prassi non cambia:

  1. Le lusinghe: Spesso formulate pure di cacca iniziano con frasi tipo “sei molto carina, non sembri UN trans” “ ah ma non sembri un uomo”, “ a ma voi avete una marcia in più, siete più sbarazzine,più aperte”
  2. Il ribadire la propria eterosessualità : “Comunque sono etero, anche se venissi con te mi garbano le donne, solo che mio cugggino mi ha detto che voi a letto siete diverse”
  3. La negazione del proprio pensiero omotransfobico : Di solito fanno parte di questa fase tutti quelli che pubblicamente fanno parte di partiti politici omotransfobici che ovviamente si affrettano a ribadire la loro estraneità su quel punto di quel partito politico con frasi tipo “ io so sempre stat* apert* a nuove esperienze” “ per me ognuno può essere libero a casa sua di fare quello che vuole”
  4. I passivi curiosi : “Ah ma quindi hai un pene perché sai ogni tanto sento che mi piacerebbe provare, comunque so etero eh, so pure sposato , ma non posso raccontare queste cose a mia moglie ”

    Sembrano situazioni distaccate o comunque non attribuibili ad un contesto lavorativo, ma in realtà( sfortunatamente)  si fondono, si intrecciano  più di quanto sospettiamo o immaginiamo. Per le persone in transizione, la sfera privata viene trascinata a forza in ogni aspetto della vita, lavorativa compresa, con o senza la supervisione dell’interessat* . Un invasione che spesso non ha limiti ne pudore, ne freni inibitori, specie dalla componente maschile, che si sente spesso libera e liberata dai propri freni del buon rispetto sociale, in un comportamento volgare e irrispettoso, specie verso le donne T . Le donne non sono escluse da questo modello comportamentale, ma a differenza della componente maschile, che sviluppa questo genere di comportamenti su base sessuale ,tende a vedere le donne trans come delle donne di serie B o “non donne” ( Chiamasi modello terf inconsapevolmente interiorizzato ). 
    Insomma in un periodo storico, dove la crisi del sistema capitalistico spinge enormi masse di lavoratori alla ricerca di un impiego, tra mille difficoltà e rinunce, spesso le donne T devono anche affrontare situazioni lavorative al limite dell’assurdo, tra lo stress della precarietà ( che accomuna tutt*) e l’occhio indiscreto di un mondo che spesso, con fare superficiale, entra prepotentemente  nella nostra più intima sfera. 

Venghi venghi signor* 2019

Si lo so, avrei dovuto fare st’articolo qualche giorno fa, ma fidatevi a stento riuscivo ad arrivare sveglia alle 23 ( dormendo qualche ora il pomeriggio ovviamente ).
Grazie alla mia potentissima laurea, ed al fascino dei documenti non aggiornati, lavoro dal 18 dicembre come operatrice ecologica con un contratto di 27 giorni che probabilmente non verrà rinnovato.  Sia chiaro.. se mi permettesse di avere uno stipendio e prendermi cura del mio amore farei questo lavoro tutta la vita e col sorriso sulle labbra.Ci ( e mi) permetterebbe di avere la possibilità di dargli tutto quello di cui ha bisogno, terminare il corso di studi e iniziare il suo percorso per essere finalmente se stesso.

Il 2018 è stato un anno con punti altissimi e punti sotto lo zero.
Da dove potrei cominciare …be… ovviamente dal mio percorso di transizione.

  • Febbraio: il duo psico\psich è super efficace e danno il via libera per l’inizio della terapia ormonale, partono gli esami.
  • Marzo: finalmente sta benedetta laurea arriva, con una tesi sul revisionismo storico ed il meridionalismo( i relatori non sapevano che chiedermi visto l’argomento). Non era ancora attiva la carriera alias sicché sul grande schermo dovevo ancora leggere quel nome poco familiare. Ricordo di non aver mai alzato la testa e di aver parlato tutto il tempo con la paura di una voce troppo grossa( non avevo il microfono e dovevo urlare) . Grazie di cuore ai presenti.
  • Aprile: esattamente il 19 aprile inizia la terapia ormonale tanto desiderata .. un giorno che non dimenticherò MAI. Ho scritto già tanto sull’argomento ma se devo essere sincera, non ci sono parole per descrivere quelle sensazioni  . Non meno importante, parte la campagna Alias per l’attivazione del doppio libretto per le persone in transizione iscritte all’università di Siena. Nota negativa la chiusura del progetto Tortuga  ( quando avrò voglia vi parlerò di questo progetto tutto poggibonsese, un utopia in cui abbiamo creduto)
  • Maggio: Entra in punta di piedi un uomo, che diventerà per me l’energia dei miei giorni, solo che ancora non lo sapevo. In quei giorni si parlava già del mio poter diventare la responsabile del Gruppo T di Siena, sicché vedevo l’avvicinamento di quel giovane padawan come un semplice interesse verso il percorso di transizione ( pensavo fosse Gay in realtà) . Di conseguenza per ben 3 mesi si è dovuto sorbire le mie confessioni “amorose”  e sessuali( quando avevo ancora impulsi parecchio forti ed una voglia non indifferente di pene ). Quasi dimenticavo.. circa 3 giorni prima del mio compleanno, la mia abitudine di dormire a pancia in giù viene interrotta da delle strane protuberanze che escono dal mio petto. La nascita delle mie POCCETTE ❤ . Le mie bambine sono arrivate quasi ad una seconda in 8 mesi, sono orgogliosa di loro. ps l’ammetto ogni tanto me le strizzo tipo antistress o le coccolo con dei massaggini (quasi tutte le sere) con una crema corpo al cioccolato bianco . ps Parte l’esperienza blog 
  • Giugno:Be una sola parola PRIDE . Ho scritto un articolo intero sull’argomento sicchè potete ritrovarlo facilmente ( questo è il link vi facilito le cose https://linsostenibilepesantezzadellessere40327414.wordpress.com/2018/06/18/toscana-pride/ )
  • Luglio: inizia il nostro cammino insieme. Quel ragazzo timido si fa avanti e il 5 luglio mi confessa il suo interesse, con mio enorme stupore ( io parto dal presupposto che nessun* possa provare interesse per la sottoscritta , soprattutto a livello fisico)  Anche in questo caso vi giro il link dell’articolo che scrissi poco tempo dopo ( https://linsostenibilepesantezzadellessere40327414.wordpress.com/2018/07/17/la-tua-italian-girl/. ) Ricordo ancora con dolcezza i nostri pic nic nei posti più improbabili, il tuo dover ingurgitare il mio cibo probabilmente pessimo, come ricordo con profondo disagio le mie sensazioni di paura nel farti avvicinare al mio corpo. Col senno di poi avrei fatto scelte diverse non eliminando completamente quella parte di me che ora giace morta ( speriamo possa riprendersi). Sei riuscito col le tue mani a trasmettermi serenità anche verso me stessa e so che mi resterai accanto anche dopo che questo corpo si modellerà come desidero.
  • Agosto :Si rinnova l’impegno festa di Montemorli ma con uno sguardo diverso. Non mancano le note dolenti.. il mio motorino inizia a vacillare per poi abbandonarmi pochi mesi dopo. Spero di poterlo riparare poichè per ora riesco a muovermi solo grazie ad un amico che mi ha generosamente offerto il suo scooter ( grazie Pini <3)  
  • Settembre ed ottobre abbastanza incolore ma se proprio dovessi scegliere uno direi grigio sul nero o marrone cacca andante . Continua la mia ricerca del lavoro e le mie finanze vacillano. Si aggira sempre lo spettro del rimanere in mezzo ad una strada ( spauracchio che ancora non mi abbandona).
  • Novembre : Congresso di Arcigay e mia nomina a responsabile del gruppo T di Siena. Organizzazione del Transnovember e primo evento a cui partecipo da relatrice ed organizzatrice, portando la mia esperienza( ero gia stata invitata a parlare della mia esperienza durante l’evento doppio libretto ad aprile sia all’università di Siena  per stranieri che  in una tv locale, ma in quelle occasioni ero una semplice ospite), senza balbettare e riuscendo anche a divertire( anche se non ho capito come possa qualcuno trovarmi divertente )  . Parte il progetto MostraTi che vedrà la luce a Marzo. Arriva la speranza di un lavoro . C’è chi parla di contratti a 3 mesi, chi a 6 .. la realtà sarà ben diversa
  • Dicembre:   Inizia con speranza, finisce tra le lacrime. Il contratto si dimostra di un mese ( e probabilmente non verrà rinnovato) sicché riprende l’ansia di rimanere senza soldi e senza casa ed in più c’è la paura di non potermi prendere cura di te… di trascinarti in una vita fatta di stenti e privazioni…Non so se effettivamente ho un buon passing ma i primi giorni di lavoro per tutti ero una donna Cis . Ovviamente lo spauracchio del mio nome anagrafico mi riporta alla realtà.  L’anno si chiude lontana da te. Grazie a tua mamma il 31 ( ieri) siamo rimasti lontani, in contatto solo tramite una cam . Stupidamente ho bevicchiato un po e quindi a mezzanotte ero gia quasi collassata sulla sedia… mi dispiace . Il risveglio non è stato dei migliori.  Non ricordo cosa ho sognato, so soltanto che mi sono svegliata con le lacrime agli occhi e l’ansia di non poterti(mi) assicurare un domani. Insomma un anno che si conclude lontana da te e che inizia tra le lacrime . 

Vi posto ora la classifica degli articoli più letti , al primo posto ovviamente c’è la home del blog, per come è impostato gli articoli possono essere consultato anche cosi non aprendoli singolarmente. ( Sono pigra sicché non potendo far copia e incolla vi piazzo gli screen)

classifica 1.png

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Analizzerò solo alcuni punti interessanti. Lettera ad una figlia è schizzata quasi in vetta solo da alcuni giorni ( sarà lo spirito natalizio ), mentre possiamo notare che solo la seconda parte dell’intervista al mio uomo ha suscitato interesse ( si vede la prima parte era poco interessante). Anche il connubio donna trans\ maternità ha suscitato un certo interesse. Vorrei però farvi notare una cosa. Ai primi posti c’è un articolo che rispetto a quelli in cima è decisamente più recente, di conseguenza vuol dire che in poco tempo ha attirato diversi lettori, la lettera al mio pene. Figli miei non c’è niente da fa, puoi parla di disagio, cercare di fare informazione, parla di violenza e di gioia non ti caga nessuno, basta che metti il tag sesso o donna trans e cazzo t’arrivano pure i complimenti in privato, manco fosse un atto rivoluzionario ( o forse lo è) . Insomma questo è stato il mio anno in “breve”. 
Vi dirò non sono una persona ottimista ( nemmeno pessimista ) diciamo che non mi aspetto mai nulla di nuovo o eclatante dalla vita, forse per non rimanerne delusa ( vedi speranza contratto lavoro). Per questo 2019 spero “solo” di avere la possibilità di andare avanti, di avere la forza e la possibilità di prendermi cura di me e di noi , di continuare ad avere un lavoro( e su sto punto facciamoci due domande, poiché se una persona deve SPERARE di poter lavorare, meritiamo un estinzione dolorosa e lenta). 
Vi auguro un dolce 2019 ( tanto farà cagare come tutti gli altri o comunque troveremo il modo di lamentarcene e mi raccomando… Sperate per il meglio ma preparatevi al peggio.
Cya ❤ ❤ 

Per un natale “Spirituale” : Lettera ai piani alti

Salve e bentornati sul blog.
“Piccola” premessa
Si lo so, non scrivo da ben 16 giorni ma ho le mie buone ragioni, e visto che tra pochi giorni molti di voi festeggeranno il SANTO NATALE, non vedo perché non riprendere con una lettere un dal retrogusto di spiritualità.
Sia chiaro, non sono mai stata una persona credente ne nemmeno minimamente spirituale. Per un periodo di tempo sono stata affascinata dalla wicca o neo paganesimo che dir si voglia, ma al sorgere di alcuni punti( Il dio e la dea o il padre e la madre) la cosa è scemata pian piano.
Da qualche anno però, in alcuni periodi della mia vita, ho iniziato a sentire la necessità o il desiderio di voler credere all’esistenza di qualcosa di più grande di noi, un entità che mi permetta di dare un senso a questo lasso desolato e desolante di tempo chiamato vita. Non ha un nome ben definito, ne un aspetto ben preciso  e probabilmente nemmeno uno scopo, c’è e probabilmente si fa altamente i cazzi suoi . Un po come le versioni di spider-man( Spider-man 2099, Amazing spider-man, Superior spider-man ecc) ogni generazione ha la sua versione di Dio, ma tutte più o meno hanno la stessa storia e le stesse Skill ( poteri) , Onnipresenza, onnipotenza, onniscienza . Visto che siamo vicini alle festività ho deciso di scrivere una lettera a modo mio a questo presunto “creatore” ed essendo cresciuta in un contesto cattolico cristiano mi rivolgerò alla versione che maggiormente ha invaso la mia infanzia, con dei dilemmi che mi porto dietro da un po di tempo, spero di non offendere la sensibilità di nessuno .
ps inizialmente l’idea era di girare un video monologo ma non credo vogliate vedere la mia faccia ne sentire la mia strana voce.

Inizio Lettera

Salve, Signore…. Signora ehm Signor*,
si lo so probabilmente non riconoscerai la mia voce, d’altronde non abbiamo parlato molto spesso negli ultimi 33 anni..Sono Serena. In che senso il nome che ho sulla testa è un’altro? a si probabilmente la documentazione non è ancora arrivata, d’altronde non ho ancora un anno di terapia ormonale di conseguenza non essendo ancora cambiato giuridicamente sulla terra la vedo un po dura per l’aggiornamento  ai piani alti. Partendo dal presupposto poi che per i tuoi rappresentanti sulla terra io probabilmente sono un abominio da cancellare. Ora non vorrei passare subito da rompicogliona ma, non sarebbe un po il caso di fa un piccolo aggiornamento sulla propria descrizione ( o per lo meno sulle descrizioni delle proprie abilità) , alcune mi sembrano un pochettino ehm pompat ehm sopravval ehm..mal interpretate.
Partiamo dalla più semplice : l’onnipresenza.
Diciamoci la verità, non è tutto sto gran potere specie se non puoi intervenire ma solo visionare e nel tuo caso, per il tuo bene spero sia cosi. Perché se fosse il contrario, qui c’è qualcuno che non sa fare bene il suo lavoro. In che senso? Come in che senso?
Ora non dico che dovresti occuparti proprio di me , non sono speciale, ma mi sembra che tu ne stia ignorando tante di richieste nini.
Questo potere si Collega al secondo: l’onnipotenza.
Diamo per buono che tu sia onnisciente e possa intervenire, allora tre so le cose : 1 non hai voglia e te ne sbatti la ciolla di quello che succede ai tuoi parenti minori 2 sei un pochetto sadico sicché ti diverti a vedere cosa succede 3 non sei cosi onnipotente ( o sei un uomo) non riuscendo a fa più cose contemporaneamente . Allora mi permetterai di di darti qualche consiglio.
Sarà il caso di ampliare il personale? Se proprio non vuoi abdicare perché sei eterno, almeno amplia la tua equipe o per lo meno svecchia il personale, che quello che hai ora si vede che non ce la fa a sta dietro a noi poveri miliardi di tiz*.
E ti ripeto non è che devi segui proprio me , ma magari qualcuno in più riesci a seguirlo.
E allora te mi potresti dire ; ” ma io vi ho lasciato il libero arbitrio non posso intervenire ” . Allora nini mi sa che servi a poco se devi solo stare a guardare mentre sguazziamo nella merda, per fare quello posso benissimo pensarci da sola .
Che poi la storia del libero arbitrio si ricollega alla 3 specialità: L’onniscienza .
Se c’è il libero arbitrio mi spieghi come fai a sape cosa faremo nel futuro assoluto? Il passato bene o male, nei limiti della nostra esistenza e conoscenza lo sappiamo tutti, sai che gran cosa ,ma tanto libero non deve essere st’arbitrio  se conosci già i miei passi.  E allora sta cosa va sul personale.
Se conoscevi già i miei passi, se sei onnipresente e onnisciente ecc ecc, che ti costava quel giorno dare una spuntatina qua e la e invece di farmi nascere con i cromosomi xy  si passava direttamente a quelli xx, cosi da risparmiarmi anni di disagio, coming out, terapie ormonali, outing a lavoro, operazioni dolorose , dilatazioni ecc ecc e perché no, qualche nome tuo invano durante i dolori post operazioni( se sei onnisciente sai già che verranno) .
E allora tu mi potresti dire : ” ma non saresti stata te stessa” .
Esticca  non ce lo metti??!!
Mi sarei risparmiata un coming out forzato nelle poche occasioni di lavoro .Mi sarei risparmiata disagi, sguardi indiscreti, battutine fuori luogo ecc ecc.
Facciamo cosi mi sa che è meglio che continuiamo ad ignorarci visto che te ci riesci benissimo, al massimo contattami che vengo al tuo posto tanto peggio non farei…
Ps Ho saputo che alla 6 Toscana ogni tanto qualcuno per le ferie pigliano, se fossi in te porterei il curriculum, la storia dell’onnipresenza potrebbe tornargli comodo per ridurre il costo del personale e dei servizi.
Comunque salutami tuo figlio e nel caso non ci si senta fagli gli auguri di buon compleanno.

Caro “amico” ti scrivo: Lettera al mio pene

Ciao… si sono io… quella che ha cercato di ucciderti più volte… e probabilmente c’è riuscita  ( 5 mesi di androcur 100 ammazzerebbero qualsiasi cosa) . La stessa che ti ha addossato tutto il peso del suo disagio, quasi al pari di quei peletti che ancora mi crescono sul viso ( in realtà quelli non li batte nessuno LI ODIO).
Sono anni che comunque avevamo smesso di dialogare, accontentandoci di una reciproca convivenza, ed ormai sono 3 mesi che hai smesso di salutarmi al mattino.
Non so se è troppo tardi ma vorrei dirti che mi dispiace.
Mi sono accanita su di te in maniera irrazionale, spinta dalla paura e dalla disforia, ma in fin dei conti sappiamo che non è colpa tua. Non sei tu a determinare il mio genere, ne chi sono, come non lo sarà l’organo che nascerà dalle tue ceneri.
In fin dei conti sei sempre stato li ed insieme condividiamo lo stesso corpo da circa 33 anni.
In realtà non è sempre stato cosi anzi, fino a 12 mesi fa ero quasi intenzionata a tenerti , a darti una seconda possibilità. Pensavo : Una donna ed il suo pene,…. non dovrebbe esse male.
Ma poi con l’inizio della terapia ho dovuto fare una scelte, tra il tenerti in vita o avere risultati “”” veloci “”” e visibili senza nessun tipo di ostacoli ( il testosterone ed i suoi effetti dovevano sparire e questo ha influito anche sulla tua salute), ed ho scelto la seconda ipotesi.
Spero tu possa capire.
Sono partita pian piano con dosi di androcur 50, ma te testardo continuami a farmi visita nei momenti  meno adatti( o almeno era quello che pensavo) .
Quando volevo indossare qualcosa di estivo ed aderente, oppure di svolazzante, o peggio, durante i primi incontri con la mia dolce metà.
Mi vergognavo di te ed ero terrorizzata al solo pensiero che lui o chiunque altro essere vivente potesse notarti, io stessa cercavo di non incrociare i nostri sguardi.
Volevo farti scomparire, non capendo che, ogni tuo risveglio era solo il segnale del mio stare bene, del mio sentirmi al sicuro con lui al di la della tua presenza.
Presenza che lui avrebbe capito e mai giudicato, forse anche più di me .
Ricordi le crisi di pianto? Le posizioni che utilizzavo durante quegli abbracci per evitare che tu entrassi in contatto con lui? Quella paura del guardarti anche sotto la doccia?
Ripensandoci mi sento cosi stupida.
A luglio poi ho deciso di darti il colpo di grazia chiedendo alla mia endocrinologa di aumentare la dose di androcur, e da quel momento di te più nessuna traccia e con te qualsiasi stimolo o accenno di piacere, cadesti come corpo morto cade.
Ed in quel momento è iniziata la mia calma piatta, la mia totale assenza di impulsi, il mio nirvana sessuale, accompagnato dall’auto-convincimento che tutto potesse essere sostituito da un piacere piu ” raffinato”, mentale, meno istintivo.
Col senno di poi devo essere sincera, un po mi dispiace ed un po me ne pento, ma probabilmente era quello di cui avevo bisogno.
Sia chiaro, sono sempre convinta di volerti trasformare in altro, ma in fin dei conti nell’attesa avremmo potuto cercare di convivere un’altro po nel bene e nel male, con i nostri alti e bassi .
Probabilmente a febbraio chiederò all’endocrinologa se c’è una possibilità di darti una “svegliatina” e tirarti via dal letargo, senza influenzare i progressi passati e futuri. (  in caso contrario resterai nel sonno eterno e Ripinpepperoni ) e perché no magari cercando insieme di darci  un’altra possibilità nel tempo che ci rimane,  in maniera meno pesante ( almeno da parte mia), ma cercando di creare e vivere momenti rilassanti, divertenti e goduriosi (ovviamente con l’aiuto del nostro nuovo ” amico” ❤ .
Perché ti ripeto, non sei ne sarai te ad influenzare il mio esser Donna, ne il tempo che passeremo insieme o l’utilizzo che io farò di te, ma questo prima non lo sapevo, o meglio  non avevo ancora la forza della consapevolezza o della lucidità dalla mia parte.
Ora ti saluto a presto, e nel caso non dovessi piu risvegliarti ( per i motivi prima elencati), buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

Ps Lo so, nell’ultimo post prima dell’intervista avevo parlato di un progetto che vorrei far partire a Gennaio o forse prima.
Piccolo Spoiler, sarà su youtube e non sarò sola nel progettarlo e svilupparlo.
2 T , due cuori ed una capanna ( potrebbe essere un buon titolo) ❤

See you later   ❤ ❤

Datemi una L : Coming out, discriminazioni e stereotipi

Salve a tutt* e bentornat* con l’angolo delle interviste. Questa settimana ho intervistato  una giovanissima ragazza L ( in realtà l’intervista era pronta già da un mese , ma tra eventi e crisi varie è stata posticipata più volte). Come sempre l’intervista sarà divisa in 4 domande : Percorso personale, coming out familiare ed amicale,discriminazioni, stereotipi quotidiani. 
Buona lettura

Domanda n 1
Parlami di te, quando hai capito di essere attratta dal genere femminile?

1) Fin da piccola ho sempre trovato affascinanti le ragazze, mi piaceva abbracciarle e dimostrar loro affetto, esattamente come facevano loro con i propri “fidanzatini”. Una volta iniziate le medie, la cosa si è intensificata, al punto che diventai gelosa del fidanzato di una delle mie migliori amiche, pensando che volesse portarmela via; capii di provare qualcosa per lei, ma scacciai questi pensieri pensando fossero strani e liquidando il tutto alla semplice amicizia. Ricordo distintamente una volta quando, guardando uno di quei cinepanettoni italiani a casa, durante la scena di un bacio tra i due protagonisti pensai di voler essere io a baciare la ragazza. Mi sentii veramente sbagliata in quel momento. Credo sia doveroso dire che nella mia famiglia non si sia mai parlato di omosessualità, non avevo idea di cosa fosse realmente, lo “scoprii” verso i 14 anni, quando cercai su Wikipedia la vita del mio cantante preferito dell’epoca e, scoperto che fosse gay, chiesi ai miei genitori cosa significasse. Da allora, iniziai a cercare sul web sempre più informazioni e giunsi alla conclusione di essere bisessuale: non perché lo fossi veramente o perché avessi provato mai qualcosa per un ragazzo più forte dell’amicizia, ma perché ero terrorizzata alla prospettiva di essere così sbagliata, talmente tanto fatta male da non provare nulla per i ragazzi. Questo portò, nell’estate del 2015, alla mia relazione con un ragazzo, dalla quale uscii devastata, per il disgusto provato nel fare cose che ogni coppia ad un certo punto della relazione fa; nello stesso periodo conobbi una ragazza, per la quale mi presi una cotta assurda e che mi ricambiava. Da allora, sono cambiate tante cose ed a distanza di quasi 4 anni posso dire felicemente e fieramente di essere gay.

Domanda n 2
Coming out con genitori ed amici

2) Il coming out più difficile, oltre a quello con me stessa, fu quello con i miei genitori. Nel Settembre 2015, durante una cena con i miei genitori, parlando della relazione avuta quell’estate con il ragazzo del quale parlavo prima, mi lascia sfuggire che in realtà non fossi innamorata di lui, ma di un’altra persona, la quale mi ricambiava. Mi resi conto troppo tardi di ciò che avevo detto: i miei genitori non dissero nulla, ma due giorni dopo si presentarono separatamente in camera mia per parlarne e risero del mio essere gay come se fosse una battuta bellissima. Da allora si sono susseguite litigate furiose per la mia omosessualità, spesso sfociate in offese, punizioni e con il silenzio. Silenzio che mi portò due anni fa a sopprimermi e per riconquistare il loro amore mi fidanzai con un ragazzo, costringendomi a farmelo piacere, ad essere felice con lui. Ricordo benissimo il sorriso sulla faccia di mio padre quando glielo presentai, si mise a scattarci foto e a mostrarle ad ogni parente, non credo di averlo mai visto più felice. Stavo malissimo internamente, ma non volevo perdere il loro amore né il nostro rapporto, nonostante fosse tutta una bugia. Dopo due mesi non ce la feci più e lo lasciai. L’ultima litigata con i miei fu a Maggio del 2018, perché postai della foto con la mia ragazza di allora su Instagram: i loro amici li videro e andarono a riferirglielo. Fu terribile, iniziarono ad urlami contro, specialmente mio padre, dicendo che non volevano più saperne di me e che non potessero volermi bene perché fossi gay. Nel momento in cui sto scrivendo questo, ovvero ad Ottobre 2018, con mia madre specialmente le cose sono notevolmente migliorate, mi accetta e mi ama per quello che sono, è diventata la mia consulente e la mia fan numero uno. Anche altri parenti sanno della mia omosessualità e la vivono benissimo, stessa cosa i miei amici, che ci sono sempre stati per me e mi hanno sempre supportata.


Domanda n 3
Discriminazioni post coming out

3)Fortunatamente non sono mai stata discriminata per la mia omosessualità. Certo, so benissimo dei commenti che la gente fa su di me, ma dopo aver subito tutto quello che i miei genitori mi hanno fatto passare, nessun commento od insulto può darmi fastidio, anche perché sono una di quelle persone alle quali l’opinione altrui non interessa e non svolta la vita.

 

Domanda n 4 
Ti sei mai imbattuta in stereotipi? Quali ti hanno dato più fastidio?

4)Purtroppo sono molti i pregiudizi che circondano le donne lesbiche, alcuni più innocenti, se vogliamo, altri decisamente più pesanti, ad esempio il fatto che una donna sia lesbica solo perché non ha ancora incontrato l’uomo giusto. Per mia persona esperienza, mi sono sentita dire parecchie volte che non potessi essere lesbica dato il mio aspetto molto femminile, o che in realtà avessi solo paura di relazionarmi con gli uomini, cosa decisamente non vera. Altro stereotipo che si sente spesso ripetere sia che noi lesbiche tendiamo per natura a correre nelle relazioni, che da un giorno all’altro ci innamoriamo ed andiamo a convivere, cosa chiaramente non vera, o comunque non per tutte noi. Si sente anche parlare dell’opposto, ovvero che noi, un po’ come del resto la maggior parte della comunità LGBTQIA+ siamo persone promiscue o comunque che tendono a tradire con maggior frequenza rispetto alle coppie etero; questo è uno di quelli che ad esempio ho sentito rivolgermi da miei coetanei e in alcuni casi persino da miei amici, solamente perché magari, a differenza loro, ho avuto più relazioni od esperienze nel corso degli anni.

E con quest’ultima domanda ringrazio Valentina per l’intervista.
Per il prossimo post vi vorrei parlare non solo di alcune importanti novità che stanno stravolgendo il rapporto col mio corpo e la mia intimità di coppia, ma anche di alcuni importanti progetti che vorrei avviare per la fine di gennaio. 
Per quanto riguarda l’angolo interviste, ho intenzione di chiedere ad un* nostr* assidu* lett** la possibilità di averl* nell’angolo in questione.
Bacini a tutti ❤ 

L’insostenibile pesantezza del piacere: mente, corpo e nausea

Sono saldamente ancorata tra le tue braccia, riesco a sentire il calore della tua pelle,il battito del tuo cuore, il tuo caldo respiro.
Ricopro interamente il tuo corpo col mio, cercando di sommergerti col caldo tepore delle lenzuola, nel buio della nostra camera,mentre mi accogli calorosamente tra le tue cosce e poi… nausea…solo nausea.. nausea,lacrime e paura.
Un pensiero perfora la mia mente, fa a pezzi il tempo e mi riporta indietro di settimane .. mesi, mentre un peso schiaccia i miei polmoni ed appesantisce il mio respiro.
In un istante una frase sfugge dalla mia bocca : ” Quello che sto facendo è sbagliato” .
Cerco di affrontare razionalmente quello che sta succedendo, ma il sentire la mia voce peggiora la situazione . Non la riconosco. Non riconosco il mio viso, da cui la mia mente elimina prepotentemente i segni della terapia.
Come può il piacere essere “sbagliato”, farci sentire inadeguate,sofferenti. Com’è possibile non riuscire a svincolare alcuni gesti da un immagine ben precisa di genere.
Com’è possibile che la mente possa portare ad odiare cosi profondamente il proprio corpo.
Ho già parlato altre volte di quanto io sia binariamente interiorizzata, di quanto non riesca a non odiare alcune parti del mio corpo, che non riesco ad associare al genere che sento mio.
Erano passati mesi dalla mia ultima crisi di pianto.  Grazie alle tue parole eri riuscito a farmi superare alcuni gesti, a sentirmi più libera di vivere e sopravvivere al mio corpo, che prima o poi si adatterà alla mia mente, a far si che non associassi alcune situazioni, alcune mie azioni ad un genere a cui non appartengo ma a cui io associo quei gesti.
Lo so, non sono i nostri genitali ne il nostro ruolo durante l’intimità a dirci e renderci chi siamo.  Eppure oggi la mia mente ha deciso di cancellare tutti i piccoli passi che insieme avevamo costruito. Qualche articolo fa scrivevo :

” Viviamo in una società che basa la propria organizzazione di genere in un binarismo fisso, attribuendo ad un determinato organo sessuale la collocazione automatica in un determinato genere. Io come sapete non mi sono ancora sottoposta all’operazione  di riassegnazione di genere ( spero di farlo il più presto possibile ) poiché la sola presenza di quell’ospite rappresenta per me fonte di enorme disagio. La sua sola presenza non mi permette di vivere la mia sessualità liberamente( la prima volta che mi so abbracciata col mio ragazzo al solo pensiero che lui avesse percepito qualcosa so scoppiata in lacrime ) quindi immaginate quanto sia per me impensabile  un utilizzo attivo. Per quanto io da attivista comprendo e difendo ogni libertà di espressione sessuale, sul proprio corpo quella famosa gabbia che ho citato più volte non mi permette di non associare l’essere attiva sessualmente ad una componente maschile ( ovviamente è una mia sensazione che devo e voglio superare).”
Tratto da https://linsostenibilepesantezzadellessere40327414.wordpress.com/2018/09/20/binarismo-interiorizzato-ed-attivismo/

Ora non sono più cosi sicura di riuscirci.
Il mio desiderio ed il mio piacere fisico sono pari a 0, probabilmente grazie all’androcur, mentre la disforia verso i miei genitali che riemerge prepotentemente dopo un periodo di letargo non ha di certo aiutato
Nonostante questo, nonostante tutte le lacrime, le crisi,il dolore fisico,nonostante questa gabbia da cui non riesco a liberarmi ma da cui te non ne sei minimamente sfiorato,  sei rimasto li col tuo dolce visino a guardarmi, a darmi forza, a coccolarmi , nonostante lo spauracchio della mia inattività sessuale. Tutta la mia razionalità,il mio sentirmi attivista, le frasi incoraggianti non sono niente in confronto alla libertà con cui vivi spontaneamente il tuo corpo. Lo so che il sesso come dice una donna che stimo profondamente ,non deve ridursi a chi\ mette cosa\ a chi. Che il piacere non può e non deve ridursi ad un sistema fisso, immutabile, limitante. Ed in cuor mio so che non potrò permettermi un operazione all’estero, rischiando di ritrovarmi con un operazioni fatta in Italia con risultati non ottimali. Eppure… farei oggi stesso quell’operazione,anche solo per potermi guardare e non dover più sentire quel pugno nello stomaco, quella sensazione di smarrimento e nausea che attraversa la mia mente. Anche solo per poter vivere quei momenti di intimità senza limiti ne confini. Senza il MIO sguardo che mi giudica e la MIA mente che mi condanna .
Per poter lasciare finalmente libera la mia fantasia di poter spaziare altrove, libera dal modellare il mio corpo costantemente.

Qualcun* era femminista

Salve, oggi 24 novembre una marea incontenibile sta invadendo Roma. 
Una marea allegra, colorata,orgogliosamente forte e inarrestabile, sfila per rivendicare il diritto alla propria ( e non solo) sicurezza.  Per parlare di questa marea ho scelto di reinterpretare un pezzo di Gaber che molti di voi ( spero) conosceranno ricordandovi che :


   

Transfeminist rights are Feminist rights”

 

Risultati immagini per transfeminist flag

 

Qualcun* era femminista perché aveva vissuto gli anni 60.
Qualcun* era femminista perché la zia, la nonna, la mamma, il papa no.
Qualcun* era femminista perché si sentiva sol*.
Qualcun* era femminista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcun* era femminista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche, lo esigevano tutt*.
Qualcun* era femminista perché glielo avevano detto.
Qualcun* era femminista perché prima, prima…. prima, era una mamma pancina .
Qualcun* era femminista perché beveva il vino e si commuoveva alle manifestazioni.
Qualcun* era femminista perché la parità di genere oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcun* era femminista perché, il patriarcato, le rivendicazioni sociali,la lotta di genere eccecc.
Qualcun* era femminista per fare rabbia a suo padre.
Qualcun* era femminista per moda, qualcun* per principio, qualcun* per frustrazione.
Qualcun* era femminista perché era convint* di avere dietro di sé una marea incontenibile.
Qualcun* era femminista perché era più femminista delle\degli altr*.
Qualcun* era femminista perché c’era il grande movimento femminista.
Qualcun* era femminista malgrado ci fosse il grande movimento femminista.
Qualcun* era femminista perché non c’era niente di meglio.
Qualcun* era femminista per i continui flussi e riflussi isolazionisti .. vedi terf ecc ecc .
Qualcun* era femminista perché lo stato peggio che da noi, solo l’Uganda.
Qualcun* era femminista perché non ne poteva più di una società patriarcale, fascista, violenta e mafiosa .
Qualcun* era femminista perché Franca Viola, Marcasciano, Teresa Noce 
Qualcun* era femminista perché chi era contro era femminista.
Qualcun* era femminista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare “cultura”.
Qualcun* credeva di essere femminista, e forse era qualcos’altro.
Qualcun* era femminista perché sognava una libertà diversa… reale.
Qualcun* era femminista perché credeva di poter essere viv* e felice, solo se lo erano anche le\gli altr*.
Qualcun* era femminista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Perché aveva capito che le donne Trans non sono nemiche da combattere o da escludere,ma vittime paritarie di una società maschilista e patriarcale, doppiamente escluse ed emarginate, schiacciate da una morale ipocrita e vecchia… e spesso escluse dal “femminismo” biologico.
Sì, qualcun* era femminista e transfemminista perché con accanto questo slancio ognuno era come, più di sé stess*. Era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra, il senso di appartenenza a una razza, che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molt*, avevano aperto le ali, senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora, ci si sente come in due. Da una parte l’essere umano inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra, il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.