Io e lui Capitolo 1

Come vi avevo promesso inizierò a pubblicare sul blog il libro che stavo scrivendo, nella speranza che mi riprenda un minimo di ispirazione e voglia di fare. Essendo capitoli lunghi 10 pagine dividerò ogni capitolo in 3 parti. Si tratta di una specie di biografia divisa in argomenti ben precisi.

I titoli provvisori per ora sono questi (non tutti i capitoli sono stati scritti sicchè potrebbero subire variazioni di titolo e pubblicazione cronologica.
Ps per evitare di modificare per l’ennesima volta il testo, essendo io sempre insoddisfatta di me stessa e di quello che scrivo, pubblicherò le pagine copiandole ed incollandole senza rileggerne il contenuto( l’ho già rifatto 1000 volte un mesetto fa prima di passare al capitolo successivo)

Per i titoli provvisori dei capitoli pensavo

Introduzione e premessa ( che inserirò ed inserirò forse in futuro)
1 Io e lui
2 io e serena
3 io e Anastasius
4 io e l’amore
5 io e il. Sesso
6 io e il lavoro
7 io e l’associazionismo
8 io e la politica
9 Io e la Spiritualità
10 io e il mio corpo :evoluzioni e cambiamenti

Per il titolo provvisorio del libro pensavo :Io, lui e Serena

Spero sia di vostro gradimento.

Prima parte
Ci siamo conosciuti circa 33 anni fa ed insieme abbiamo condiviso lo stesso cammino per quasi 30 anni. Se devo essere sincera, non ricordo esattamente il momento del nostro incontro. I primi 13\14 anni sono fumosi, inconsistenti, quasi inesistenti. Come se quel lungo periodo fosse solo un insieme di flash back editati male, con un vecchio programma.
Proverò comunque a parlarvi di lui in maniera lucida e quasi distaccata, come se parlassi di un vecchio caro amico o di un parente di cui non ho più notizie, se non attraverso frammenti di vecchie foto, o domande indiscrete di chi lo conosceva, o pensava di conoscerlo. I primi(pochi) “ricordi” iniziano verso i 7 anni, alcuni frammenti delle scuole elementari. Giovanni era un ragazzino timido, poco socievole a cui piacevano i videogiochi e l’archeologia(andava matto per i dinosauri). I genitori volevano per lui un futuro da dottore, e iniziarono molto presto a cercare di influenzare la sua istruzione attraverso l’acquisto di ogni sorta di libro\enciclopedia.
Ricordate esplorando il corpo umano? Esattamente!
Fu l’inizio di una lunga serie di libri e libricini.
Gli piaceva leggere, e fin dalla scoperta di quel fantastico mondo, aveva ammorbato1 i genitori per farsi comprare, con una certa puntualità, Topolino, il famoso fumetto per ragazzi(e non solo), che custodiva in una collezione tutta sua. Sarà una passione che coltiverà a lungo, ma avremo modo di parlarne.
Per i videogiochi be, potrei scrivere un capitolo a parte.
Un giorno suo padre torno a casa con uno strano aggeggio, che sembrava già vecchio nonostante fosse stato appena acquistato. Non sembrava divertente, era rumoroso, lento e poco maneggevole, composto da una tastiera ed un mangianastri, come quelli per ascoltare la musica.
Era un commodore 64. Per poter giocare col commodore 64 bisognava spippolare un po con la tastiera, inserire delle frasi, in un’inconsapevole linguaggio Basic, utilizzare il mangianastri per cercare il gioco e pregare tutti i santi sperando in un caricamento senza intoppi, che quasi sempre non avveniva. Nel frattempo si poteva: mangiare, studiare, lavarsi, indossare il pigiama, buscarne dalla mamma(dipende dalle situazioni) o tentare di conquistare il mondo, con l’incertezza di riuscire a fare anche una singola partita. Per non parlare di quella vecchia console appartenuta a suo zio, con un solo gioco(almeno cosi sembrava),una vecchia
Philips Odyssey 2100 ed il suo classico Pong. Tutto questo ovviamente verrà dimenticato col Nintento. Li Cartuccia e via, e nel caso di errore, una soffiatina magica e passava la paura. Ci sono due consolle che Giovanni non è mai riuscito ad ottenere: Il sega Master System ed il Gamegear. Per quanto riguarda la prima consolle, poteva contare su un vicino di casa, che nei tempi liberi, se lo ritrovava sempre davanti alla tv, anche quando era assente o su un ragazzino americano che si vedeva consegnare continuamente pacchi proveniente dagli stati uniti dal padre che aveva mollato lui, la madre e la sorellina in Italia. La seconda sfortunatamente rimase un miraggio. Fortunatamente poteva contare su due piccole sale giochi, dove poteva trascorrere i suoi pomeriggi giocando rispettivamente a : Street Fighter 2 Champions edition(classe 1992) ed Altered Beast(classe 1988). Se dovessi elencare le consolle che lo hanno accompagnato durante tutto il suo percorso, in maniera cronologica direi :

  • 1990\1993 Combo Commodore 64\ Philips Odyssey

  • 1993\1995 Super Nintento

  • 1995\2000 Play station 1

  • 2000\in corso monopolio pc mai terminato

  • 2006\2009 Xbox X

  • 2009\2014 Xbox 360 + un inutile ed ingombrante Nintento Wii

Insomma, se c’è un aspetto della vita di Giovanni che riesco a riassumere con grande semplicità e nei minimi dettagli, è la sua vita videoludica. L’unica costante della sua vita.. l’essere Nerd. Aspetto che ho ereditato da lui.

Ritornando alla sua vita, Giovanni era il primo figlio di una giovane coppia, a cui si aggiungeranno altri 3 figli nel corso degli anni. Nato a Napoli il 26 maggio del 1985, nel segno dei gemelli. Il padre, classe 1959, dal carattere burbero e dall’atteggiamento poco affettivo, aveva iniziato poco dopo la nascita del suo primogenito il lavoro di fornaio per poter mantenere la giovane famiglia. La mamma, rimasta incinta di lui alla tenera età di 18 anni, era una ragazzina ancora acerba, che aveva vissuto il periodo precedente alla nascita del primo figlio nell’appartamento della suocera. (Della sua famiglia parleremo in maniera più approfondita in un capitolo a parte). Con la nascita del primogenito, avevano scelto, come luogo dove metter su casa, un piccolo paesino in provincia di Napoli: Arzano, un comune limitrofo al luogo di nascita di entrambi i coniugi, Secondigliano.
Due anni dopo la nascita di Giovanni, venne al mondo la sorella minore, Raffaella.
La vita della famiglia Barbato scivolò apparentemente tranquilla fino ad un primo avvenimento che,contro ogni aspettativa, travolgerà una quotidianità ormai consolidata, mutandola per sempre.
Un avvenimento che si ripeterà più volte nel corso degli anni,in un circolo vizioso difficile da spezzare, e che condizionerà la vita e la maturazione di tutti i componenti: la separazione dei coniugi Barbato.
Non è mia intenzione ne giustificare ne condannare il comportamento della madre di Giovanni, ognuno è padrone delle sue scelte e sicuramente quest’ultime sono frutto di azioni e reazioni al mondo che ci circonda.
Mentre Giovanni frequentava la quarta elementare, sua mamma, spinta anche dall’anaffettività del marito, convinto che per essere un buon padre\ marito bastasse lavorare senza tener conto della vita familiare, inizia una relazione con un uomo anch’esso già impegnato e molto più grande di lei. Ovviamente la relazione extraconiugale, una volta venuta a galla, porta allo scioglimento di entrambe le famiglie ed il trasferimento dei due bambini. Per la famiglia Barbato(anche per i componenti futuri) inizia da quel momento, un periodo di continua mutazione, che terminerà solo al compimento del diciannovesimo anno d’età di Giovanni ed il suo trasferimento a Livorno, ma a quel momento ci arriveremo con calma. Per l’intero periodo che va dai suoi 10 anni ai suoi 19, i suoi genitori non faranno altro che alternare momenti di riappacificazione con momenti di allontanamento, con conseguente continuo cambio di abitazione per loro stessi ed i figli.
Si potrebbe dire che Giovanni, fino ai suoi 19 anni, abbia vissuto rispettivamente in ben 11 abitazioni più una struttura per minori ed in ben 4 comuni diversi(ovviamente incrociati stile tetris). Vi riassumo i vari spostamenti in uno schema organizzato in ordine cronologico:

  • 0/1 anni Secondigliano

  • 2/5 anni Prima abitazione ad Arzano

  • 6/9 anni Seconda abitazione Arzano

  • 10 anni Prima casa Qualiano ospite a casa dei nonni materni

  • 10\11 intermezzo casa Nonni paterni Secondigliano

  • 11 Seconda casa Qualiano

  • 11\ 13 anni terza e quarta casa ad Arzano, ospitato insieme al padre da due zii

  • 13\14 anni Prima casa a Giugliano e periodo insieme alla sorella in una struttura per minori

  • 15 \19 seconda ed ultima casa Giugliano

Ovviamente cambiavano i comuni di residenza, cambiavano le abitazione e cambiavano di conseguenza le scuole e le amicizie che frequentava.

Il rapporto con i genitori non è mai stato molto intenso ne particolarmente saldo. Sicuramente per suo padre provava uno strano legame. Forse perché fin da bambino il suo spirito empatico l’aveva legato a quest’ultimo viste le difficoltà emotive che lui attribuiva alle scelte fatte dalla madre e che il padre stava attraversando. Sta di fatto che nessuno dei due ha mai conosciuto veramente Giovanni, specialmente il padre, che su di lui ha riversato tutte le sue aspettative. In questo periodo, al di la delle problematiche familiari,non possiamo non notare le pressioni sociali, fatte di aspettative lavorative, aspettative comportamentali, arrivate dalla famiglia(in particolare dal padre) e dalla società in generale verso un bambino che cercava solo di esprimere se stesso. In una società patriarcale, le aspettative verso il primo figlio maschio sono enormi, difficili da sopportare e supportare. Il primo figlio maschio, e Giovanni lo era, deve portare avanti il buon nome di famiglia, con un lavoro rispettabile, sposarsi e possibilmente mettere alla luce un figlio a sua volta maschio a cui dare ovviamente il nome del nonno. Aspettative che ovviamente Giovanni non ha rispettato, portando alla rottura completa dei rapporti col padre.

Tornando a Giovanni,oltre alla sua passione per i dinosauri ed i fossili in generale, fin da bambino aveva sviluppato un interesse particolare per la storia, nonostante i tentativi del padre di avvicinarlo alla medicina o alla scienza in generale. Ricordo ancora un microscopio giocattolo che passò dall’esser un regalo per il ragazzino ad un passatempo per il padre e lo zio, che si divertivano ad analizzare mosche, muffe e schifezze varie. Insomma un vero flop.
Una delle sue trasmissioni preferite era “ La macchina del tempo” di Alessandro Cecchi Paone, trasmissione andata in onda su rete 4 dal 1997 al 2006 e di cui aveva iniziato anche ad acquistare le uscite in edicola.
Oltre ad essere timido e poco predisposto per i giochi fisici, non fu mai particolarmente incline alle attività sportive. I genitori tentarono di iscriverlo a calcio in terza elementare, ma il fastidio nel dover condividere lo spogliatoio e le docce con gli altri bambini gli causava uno strano imbarazzo che non riusciva a spiegare. Nemmeno i tentativi del padre di avvicinarlo allo sport da spettatore ebbero successo. Il padre era sempre stato un tifoso del Napoli e fin da piccolo lo portava con se allo stadio San Paolo, su una vecchia vespa azzurra, specie negli anni d’oro di Diego Armando Maradona. Giovanni preferiva di gran lunga gli sport in versione videoludica dove il contatto fisico era del tutto inesistente. Forse è in quel periodo che io e lui abbiamo avuto i nostri primi contatti, ma nessuno dei due si era accorto dell’altro, i nostro rapporti erano ancora infinitamente acerbi.
Potessi tornare indietro l’abbraccerei, rassicurandolo sulle sue passioni del tutto sane per un bambino della sua età, nonostante le prese in giro degli amichetti e dei parenti che trovavano bizzarro l’interesse per i libri di quel bambino. Per i parenti più stretti lui era “il professore”, e questa parola nonostante avesse dovuto riempirlo di soddisfazione, veniva pronunciata con un segnale di diversità, di stranezza. Lui che a differenza dei suoi cugini, non andava in giro in bici, non giocava a calcio nelle strade, ne correva a suonare ai citofoni, ne soprattutto mostrava i suoi genitali o il suo corpo con leggerezza, era visto come un elemento estraneo, quasi fuori contesto.

Sensazione di estraneità che non lo abbandonerà mai, anno dopo anno, arrivando ad intensificarsi con l’adolescenza.

1Voce del verbo ammorbare che puo esser tradotto per questa situazione in Italiano con un atteggiamento insistente, fino allo sfinimento per ottenere qualcosa.

Continua con la seconda parte tra una settimana ❤

Serena Barbato

pps Visto che la copertina provvisoria non viene mostrata pienamente, la pubblico in tutto il suo provvisorio e amatoriale schifo.

copertina libro.png

Annunci

Mentre tutto muore

E fu cosi che decisero di tornare a letto.
Mentre il mondo pregava,impazziva,lottava invano contro un meritato destino, loro decisero di amarsi ancora una volta, di vivere quegli ultimi momenti di vita insieme, fondendosi in un unico corpo. Entrambi desideravano ancora una volta quel contatto, quell’incrocio di sguardi e respiri, quelle sensazioni che mai più avrebbero provato e che aveva accompagnato il loro tempo insieme. Lei desiderava ancora una volta che il suo corpo l’avvolgesse, agognava ancora una volta quei gemiti, quei respiri affannosi, quegli spasmi, che lui gli avrebbe donato quando si sarebbe mossa con più audacia e con frequenza maggiore.
Lui l’avrebbe accolta dentro di se con la solita naturalezza, come due pezzi perfettamente combacianti. Ancora una volta avrebbe atteso ogni suo movimento come una danza ipnotica e accolto le sue parole dominanti, con un segnale di dolcissima resa. Lei inaspettatamente si era trovata fin dall’inizio a guidare ogni loro incontro, ogni loro contatto. Al di la di ogni sua immaginazione, di ogni imposizione sociale, lei caparbiamente aveva ricoperto quella posizione che non aveva cercato, ne voluto, ma che riusciva a mantenere nonostante tutto, nonostante se stessa. Un po per orgoglio verso chi vedeva in quei gesti qualcosa da attribuire al genere opposto, ma soprattutto per amore, aveva fatto suo quello spirito dominatore. Sapeva che vederla prevalere era tutto ciò che lui voleva e riusciva a sentire. Lui fin dall’inizio non aveva fatto altro che essere se stesso, contro quella sfilza di “se stesso” che la società avrebbe voluto attribuirgli. Vedere il corpo di lei, che da sempre aveva ammirato nonostante tutti i difetti che lei gli aveva fatto notare, ancora una volta dominante e dominatore, aveva reso questi ultimi momenti infiniti, estemporanei da tutto il resto. Come se quelle urla di disperazione e di preghiera che sentiva dall’esterno della loro abitazione fossero il sottofondo di uno dei tanti film che avevano lasciato a metà, distratti dall’odore di voglia e desiderio dei loro corpi. Lei aveva imparato a distinguere nitidamente l’odore del suo desiderio, della sua voglia. Le bastava toccare con una mano il suo ventre, caldo ed accogliente, ed avrebbe sentito chiaramente nell’aria. Quel profumo che l’avrebbe eccitata e inebriata, come il mosto appena lavorato. Timidamente era riuscita a confessarglielo durante il loro primo anno di relazione, in uno dei tanti viaggi in macchina, ma era sempre stata scettica sul suo averla presa sul serio. Oggi probabilmente, mentre tutto moriva, anche lui avrebbe sentito rinascere quell’istinto quasi primordiale tra i suoi sensi. Avrebbe capito quei momenti in cui, quando lei a pieni polmoni respirava l’aria intorno a loro, esclamava ingenuamente di sentire i suoi ormoni espandersi nelle narici. Avrebbe capito e ne avrebbe fatto incetta.
E mentre tutto moriva.
In un mondo che non aveva capito che nulla è fisso, nulla è predestinato, soprattutto in “desideriumanimae et corporis, e che invano aveva cercato di imporre nelle loro menti un impostazione che loro naturalmente e istintivamente avevano ignorato, loro ancora una volta avevano sfidato con finta inconsapevolezza quell’immutabilità mutabile e plasmabile.
Ancora una volta e forse per l’ultima volta si erano ritrovati uniti in un unico corpo caldo .
E mentre tutto moriva loro si amarono ancora una volta.
In un accecante bagliore che entrambi ignorarono poiché entrambi già accecati dal bagliore dei rispettivi corpi, distesi in un imperfetta imperfezione.

Piccola “postfazione”

Stamattina mi sono svegliata con quest’immagine nella testa ed ho deciso di riversarla su “carta”. Col senno di poi mi ha ricordato per certi versi un film di Lorene Scafaria, “Cercasi amore per la fine del mondo”,con protagonisti Steve Carelle e Keira Knightley, anche se il finale e la storia in se sono abbastanza diversi.
Avevo solo un immagine e delle sensazioni che da sole si sono riversate su una pagina word. (Magari fossi in questo stato d’ispirazione più spesso).
Pochi istanti, due persone abbracciate dopo aver fatto l’amore con una luce accecante che invade la loro finestra, ma che nonostante tutto non distrae il loro sguardo l’uno dal corpo dell’altra.  Tutto il resto si è scritto da se.
Spero apprezziate il tentativo.

Ricordi D’agosto

Salve.
Avrei voluto inserire qualche video, qualche live in diretta delle nostre vacanze appena concluse,ma sarebbe stato troppo complicato( e forse non fattibile), sicchè ho preferito aspettarne la fine per inserirne un sunto.
Inizialmente le tappe erano due ed il “progetto” vacanze abbastanza tranquillo. Avendo finalmente preso un’auto si sarebbe partiti per Roma il giorno 17 agosto pernottando li per una sola sera, visitato il bioparco il giorno 18 e successivamente la sera stessa  si sarebbe fatto rotta su Napoli per concludere li le vacanze, sostando a casa di mio fratello per 3\4giorni. Ripartendo da Napoli verso la Toscana in un viaggio lungo tutta la costa della Campania, del Lazio e della Toscana fino a Grosseto.  Progetto accantonato per metà a causa di alcuni fattori familiari non proprio idilliaci. In realtà si sarebbe potuti andare lo stesso, ma i genitori di Anastasius hanno iniziato un po a scartavetrare i cosiddetti e sinceramente di fare un viaggio a Roma per poi tornare a Poggibonsi e ripartire per Napoli la settimana dopo non ne avevo assolutamente voglia.
Si decide quindi di mantenere la tappa Roma e spostare i restanti giorni esplorando alcune zone della Toscana.
Devo essere sincera, se non fosse stato per il piccolo intoppo notturno all’auto, di cui tra un po vi parlerà,  le giornate a Roma non sarebbero state male.

Giorno 17 Agosto
Arrivo verso le 12 dopo 2 ore e mezza di macchina e pranzo al volo in una piadineria in un grosso centro commerciale, precisamente Le porte di Roma, dove “perdiamo” di vista l’auto non avendo segnato il piano e il settore preciso dove avevamo parcheggiato ( più ci penso a distanza di 2 settimane ed ancora mi sento una cogliona).
Arrivo in albergo apparentemente in una zona tranquilla ma che si rivelerà tutt’altro che sicura. Zona che sconsiglio a tutt*. L’albergo si chiama Hotel Fidene .
L’albergo in se non è male. Il costo era abbastanza accessibile( 30 euro per una notte per una doppia), ma la zona …sorvoliamo per ora.
Cena in un ristorante di ripiego poiché quello che avevamo scelto era chiuso per ferie (ottimo tempismo). In sintesi niente carbonara fatta in una forma di formaggio ( sarebbe stata una figata), niente gricia ed altri piatti che avevo adocchiato .
Il ristorante di ripiego era comunque accettabile anche se un po caro per la qualità e la quantità mostrata. Tra le altre cose anch’esso prossimo alla chiusura per ferie sicché mezze cose non erano disponibili.
Fino a qui comunque tutto nel sopportabile… tutto fino al ritorno in albergo.
Zona pessima e poco raccomandabile ( qualcuno in piena notte ha cercato di sfondare un distributore di merendine accanendosi per diverso tempo).  Presenza di sexworker, che di per se non mi davano noia, se non fosse per il fatto che una di loro mi ha fottuto lo specchietto della smart…
In una sola notte ..in una sola cazzo di notte un pezzo della macchina è andato via…GRAZIE ROMA…
Il secondo giorno nulla da eccepire. La giornata al Bioparco è stata splendida e vale il prezzo del biglietto. Ok piccola nota l’enorme senso di frustrazione nel vedere che Anastasius invece di apprezzare l’arrivo in una nuova città,ha insistito per visitare negozi di giocattoli per i suoi modellini di dinosauri ma va be (rituale che si ripeterà sempre nei nostri viaggi di agosto e che tutt’ora fa nascere in me un senso di frustrazione che ho provato invano a spiegargli più volte).

Giorno 22 agosto
Salta la visita alla sagra del cunigliolo fritto, troppo lontana e poco appetibile.
In compenso gli ho preparato una cenetta a base di coniglio sicché il piccino è rimasto comunque contento.

Giorno 23 agosto
Decidiamo, come avevo accennato, di ripiegare su alcune tappe più ” vicine, prima su tutte  Livorno ed il suo “”””acquario”””, più alcune zone in cui ho vissuto.
Qui la macchina decide di ridare uno dei suoi problemi recenti lasciandoci bloccati nel traffico del lungo mare per ben 30 minuti.
Decidiamo comunque di visitare Livorno( io in realtà la conosco abbastanza bene avendoci vissuto 4 anni)più classica sosta in 3 negozi di giocattoli con un dispendio di tempo di ben 3 ore e cancellazione di varie tappe lungo la città( con annessa frustrazione di cui vi parlavo precedentemente) . Fortunatamente sono riuscita a tornare alla torre del Calafuria ed a Quercianella per un piccolo saluto.
Piccola recensione dell’acquario… per me è NO. In se non è male, peccato costi più alti del Bioparco di Roma per una struttura visitabile in 2 orette scarse. ( il Bioparco l’abbiamo visitato in tutto il giorno e senza fermarci un minuto). Per info costo del biglietto del bio parco 14 euro, costo dell’acquario 17.. fate voi…

Giorno 25 agosto
Parco Faunistico dell’amiata.
Una giornata immersa totalmente nella natura (e ci voleva). il parco è davvero una meraviglia. Incontaminato…forse anche troppo.
La segnaletica è totalmente assente all’interno del parco e dove presente danneggiata o poco visibile. I percorsi lasciati totalmente all’incuria ed il parco non ha più un anima ( gli animali, tranne i lupi, sono praticamente liberi di girare ovunque, e comunque non ne abbiamo visto nemmeno mezzo). Se non siete un minimo attrezzati :
– vi perdete con poco
– vi fate male con poco
Perfino la biglietteria è vuota sicché chiunque può entrare tranquillamente senza pagare. Unica nota(forse positiva) la locanda presente all’interno del parco. A prima vista il cibo non sembrava male( c’erano due persone anziana a gestire il tutto il che giustifica in parte la situazione del parco) Peccato l’assenza di un sistema bancomat per pagare…in un ristorante… nel 2019…

Giorno 27 agosto
Giro in alcuni paesini della Val D’orcia.
Decidiamo di chiudere in bellezza visitando alcune aree del Senese. Vi giro la recensione che ho postato sotto l’album di foto di fb. per la prima volta abbiamo deciso di fare delle live su fb ( averci pensato prima). Essendo fallito il progetto youtube potrebbe essere una valida alternativa da sfruttare sulla pagina gemella del blog che ho su fb.
Giornata tra chiese e chiese..

Voti assegnati alle Città: 
1° Trequanda Voto 7 : paesino con una personalità anche se di dimensioni molto ridotte
2°Pienza Voto 6.5 : Carino e dalle dimensioni ridotte (20 minuti per visitarla). Ristoranti interessanti pienissimi ( consigliamo Sette di Vino sfortunatamente Pieno all’ora di cena quindi prenotate se potete e volete cenare qui).
3° Montepulciano Voto 5.5 :E’ una Siena che non ci crede abbastanza, ma con più salite. Stesse ambientazioni .Monumenti non valorizzati o chiusi.
4°Montalcino 5: Sfortunatamente non siamo riusciti a visitarla pienamente, in quanto siamo arrivati in città oltre l’orario di apertura al pubblico di varie strutture. Fortezza carina ma non eccezionale, , esteticamente non indimenticabile
5° Castelmuzio Voto 4: Vista carina e probabilmente romantica la sera. Molto ben curato specie il bagno pubblico presente( piastrellato con all’interno varie creme per il corpo ed il viso più varie riviste ed il supporto per le persone con disabilità).
6° San Quirico D’orcia Voto 3:Il nulla nel nulla . Pochi i punti d’interesse da visitare e quei poco cosi pieni di se da impedire foto e video in chiese con minimo valore artistico ( quei pochi punti da valorizzare risultano mal sfruttati o valorizzati). Nessun punto di ristoro per rifornirsi di acqua potabile, nemmeno nelle strutture pubbliche interne. (presenti invece in tutti gli altri comuni visitati tranne Pienza dove era presente un punto ma a pagamento)
Fuori corso Radicofani : Data deficet Per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitarla. Sarà per la prossima
La serata si chiude a San Gimignano con un bel gelatino

Giorno 28 agosto
Grazie al tempo di cacca salta la giornata al mare… peccato

Giorno 29 accompagno a Siena il tuo dolce visino.
Più di tutti luoghi visitati,più delle ore in macchina trascorse per farti visitare quei luoghi che tanto desideravi vedere, più delle vacanze in se, ci sono stati i nostri risvegli insieme. Il saperti accanto a me notte dopo notte..in un lungo abbraccio che accompagnava il mio sonno dopo aver fatto l’amore.Il poter guardare il tuo corpo sdraiato accanto al mio e ammirare il tuo visino sbavicchiante al mattino seguente.  Il quotidiano trascorso insieme partendo dalla colazione fino ad arrivare alle cenette che cucinavo e gustavamo insieme. Quel saperti accanto a me sempre..Più di tutto ricorderò e mi mancherà saperti a casa…
Si ritorna quindi a questa insopportabile prassi di fine settimana.. dove potrò sentire il tuo respiro solo per poche ore . Dove potrò addormentarmi tra le tue braccia solo una notte a settimana,per poi vederti sparire nuovamente su quei binari. In attesa di tempi migliori.
Per le foto, se vi va di visionarle, le potete trovare sul mio profilo fb. Se vi va potete cercarmi li, basta mandarmi un messaggio dove mi dite che avete letto l’articolo su wordpress inviandomi una richiesta di amicizia.
Ps
Probabilmente caricherò qui i primi capitoli del libro che stavo scrivendo. Avendo per ora accantonato il progetto vorrei condividere con voi i capitoli completi, sperando che divulgandolo possa ritrovare l’ispirazione.

A presto

Serena Barbato

O’ document

Si calmi signorina, due articoli in due giorni? Ma siamo impazziti?
Può darsi! E che sono sveglia da un bel po per consegnare un curriculum, e per la stupidità del mio gatto che continua a distruggere a morsi la sua “cuccia”  (una scatola di cartone). Stamane mi sono trovata davanti a due situazioni che mi hanno trasmesso una certa dose di ansia. La prima, che chi sta affrontando un percorso di transizione e non ha ancora i documenti rettificati probabilmente conosce bene, è associata al dover consegnare un curriculum vitae per un nuovo posto di lavoro. In realtà  è una sensazione che vivo ogni qualvolta devo utilizzare i miei documenti per un servizio o l’accesso ad un bene. Es ieri ho ho dovuto spiegare al tizio della tim che la persona in foto ero io, che sono una donna trans ecc ecc, solo per attivare una cazzo di tariffa sul tel del mio fidanzato. In quest’ultimo caso si tratta di accedere a dei servizi pagandoli, sicché al tizio dietro al bancone finché gli mostri il soldo poco importa. Ma per quanto riguarda la situazione precedentemente citata è tutto un’altro paio di braghe. In un contesto storico in cui la manodopera è disponibile e in quantità numerosa, il dover ogni volta essere costretta a fare coming out, con la paura di vedere nell’altra persona ogni sorta di espressione. E fidatevi, nei posti di lavoro non si crea quasi mai una bella atmosfera( recuperate un mio vecchio articolo a riguardo). Sia chiaro, non mi vergogno di essere una donna trans. Al contrario di molte persone T, so che non si smette mai di esserlo, la transizione è a vita. Non la vivo come uno stigma ne una maledizione. Ok avrei preferito nascere donna cis, con tutti i crismi del caso, ma  sarà per la prossima vita ( detto tra me e voi me n’è bastata una da vivere).  Stesso discorso per l’accesso a determinati servizi es le palestre. Vorrei tanto potermi iscrivermi in palestra e tonificare un po il mio fisico, e magari perché no, concedermi qualche forma più armoniosa. In realtà non mi sarebbe dispiaciuto iscrivermi a  qualche corso di boxe. Adesso che sono finalmente me stessa, sento di poter fare alcune cose che prima non avrei mai fatto, tra cui alcuni sport. Avevo trovato anche una palestra con dei buonissimi prezzi e con dei corsi niente male. Il problema? Ovviamente gli spogliatoi. Secondo il responsabile, non avendo i documenti rettificati e non essendo operata, non può farmi usare gli spogliatoi delle donne ma al massimo quello degli istruttori (uomini ovviamente). Ed io scusate il francesismo, col cazzo che vado nello spogliatoio degli uomini. Sicché niente palestra fino al cambio dei documenti.
Piccolo aggiornamento. Ho iniziato la procedura per il cambio documenti e l’accesso alle operazioni. Secondo il mio avvocato dovrebbero volerci dai 6 agli 8 mesi sicché gg wp .  Per la mastoplastica additiva, se la fisher non mi concede l’onore di rispondere alle email, o se non mi ristampa il foglio dei posti dove poter accedere all’operazione tramite ssn, dovrò rivolgermi a Trento,da quello che ho sentito la lista d’attesa va dai 30\60 gg. Not bad. Sicché prossima estate tette al vento <3.
L’altra sensazione di cui vorrei parlarvi sfortunatamente è stata vissuta almeno una volta nella vita da ogni donna. Fin ora mi era capitato poche volte, non avendo sviluppato il cosiddetto “senso di ragno”, cioè quella sensazione di disagio, quel pizzicorio che ogni donna sfortunatamente prova o dovrebbe provare in quelle ipotetiche sensazioni di pericolo( viviamo in una società violenta e patriarcale).  Fin ora non mi so mai preoccupata di uscire di sera, anche nei vicoli bui, ecc ecc, ne di essere approcciata male nei posti più impensabili o di essere guardata come si guarda un pezzo di carne, anche perché ho vissuto la maggior parte della mia vita non da me stessa, sicché il problema non sussisteva(il mio ragazzo infatti è perennemente preoccupato dal mio non essere sull’allerta  in determinate situazioni) .
Ma oggi per la prima volta mi sono sentita veramente a disagio, con una sensazione di nausea e malessere che non conoscevo.  Vi spiego.
Sono entrata in un negozio di cartucce per stampante per comprare un toner nuovo per la mia stampante.  Il negoziante è fuori a fumare sicché aspetto qualche minuto. Nel mentre sono intenta a guardare i vari modelli presenti in negozio, mi rendo conto che il tizio in questione è davanti all’entrata, intento a fissarmi le chiappe con sguardo diretto e bavoso (e parecchio sudaticcio), manco avessi un bel culo.  E da li inizia quella sensazione di disagio che non mi ha abbandonato per il tempo, anche perché il suo atteggiamento non è mutato di una virgola. Occhio languido, sorrisetto fiero, omaggio per la nuova cliente(eh)  ed in più, servizio whatsapp nel caso ne avessi bisogno( si ha voluto lasciarmi il suo numero di cell per poterlo contattare nel caso avessi bisogno).  Ora mi potreste dire :” eh ma poverino non ha fatto niente di male” e la mia risposta da milady sarebbe ” esticazzi non ce lo mettiamo” .  Non è il cosa ha fatto in se ma il come. Immaginate di essere in una stanza per comprare uno stupido toner e dei tizi iniziano a fissarvi manco foste un pezzo di salsiccia in una stanza di persone che non mangiano dal 93.Immaginate quegli sguardi insistenti, quei gesti poco lusinghieri, quella postura poco corretta e quei segnali del corpo che per chi è abituata a leggerli come me sono inequivocabili.  Il vostro status di persona declassato a semplice oggetto.
Immaginatelo per un attimo e poi ne riparliamo .
Devo essere sincera, se è questo il cosiddetto “senso di ragno”, preferisco farne a meno, ogni donna dovrebbe farne a meno. Preferisco di gran lunga essere ignara di tutto questo, e nel caso di pericolo, esser pronta con qualche colpo ben ferrato.

Alle donne sicure, che insegnino a non aver paura.
Alle donne insicure, che imparino a non averne.
Per esser libere di abbandonarsi alla vita, imparando a conoscerne ogni sfumatura, ad annusarne il profumo, imparando a raccogliere ogni cosa, a piene mani.

 

“E finchè l’essere donna continuerà ad essere una cosa da cui fuggire, qualcosa di meno dell’essere uomo, anche tu sarai considerata meno.”

Ariel Levy

La sostenibile leggerezza della resa

“Me so’ scucciato ‘e parlà’ e dire ogni volta quel che ho dentro e poi star male e poi scrivere”… cit  Pino Daniele : E cerca e me capi

 

Vi siete accorti che sto scrivendo sempre meno e con meno intensità? Bene, anche io.
Inizialmente pensavo fosse il caldo, la noia, la poca ispirazione, ma la realtà è ben più semplice e poco positivista. Sono semplicemente stanca. Ma non stanca stile  depressivo\adolescenziale, del tipo, “vi odio tutti, fate schifo ecc ecc”, quella sarebbe una fase che tutti passiamo almeno una volta l’anno. La mia è più una deriva nichilista\realista alla ” ok non è colpa vostra, fate solo parte di una razza egoista,violenta,razzista,opportunista ed incline a prevaricare sul prossimo al minimo cenno di paura”, analisi che non migliora la situazione. Nichilismo? Noia? Pessimismo? L’obbiettivo raggiunto dei poteri forti? Attribuite la cosa a quello che vi pare, non fa differenza. Ormai ho smesso di fare politica del cambiamento, anche perché il cambiamento è volubile, volatile, cavalcabile e non sempre positivo.  Ho smesso di fare politica perché mi sono resa conto, che nessun impegno per migliorare questo mondo merita il mio già poco e scadente tempo su questa terra. Guardatevi intorno! Entrate 5 minuti su fb e provate a leggere i commenti sotto ogni post di cronaca, qualsiasi. Perché dovrei sprecare il mio tempo per migliorare la situazione terrena di un mucchio di parassiti che odiano e si odiano per qualsiasi segno di diversità, o per semplice frustrazione dettata dalla loro patetica vita. Passando dagli stupri dove il giudizio varia in base all’identità e la nazionalità dello stupratore (quasi sempre in condanna alla vittima), fino ad arrivare a quei cristianissimi commenti sotto gli articoli di quei poveri cristi annegati in mare, per poi finire a ” semplici” articoli di cronaca locale dove si può leggere la mia becera e schifosa corsa alla violenza verbale.  E non si tratta di atteggiamenti resi vivi,visibili e tangibili solo dall’ultimo governo nero\nero(non che sia esente da colpe), ma cerchiamo di essere onesti per una buona volta. Sono atteggiamenti alla base dell’animo umano, inestirpabili,assopiti e nascosti dal pudore di esser considerati caratteristica ad  merdum,dalla cosiddetta facciata civile, ma sempre vivi e pronti. Come degli sciacalli privi di  qualsiasi ritegno pronti a balzare allo scoperto al minimo segno di accettazione sociale. Quella che viene continuamente osannata e richiamata, la cosiddetta maggioranza democratica del paese non esiste o non è mai stata maggioranza (come nel resto del mondo), essendo l’uomo parassita per natura.
Stesso discorso per quanto riguarda l’attivismo.
Piu frequento la comunità lgbtqiasdasfyaufy,e più mi rendo conto che siamo i primi a denigrarci, offenderci e discriminarci.
Quando sento all’interno della comunità frasi come : “Donna completa”, “neo donna”, “transizione completata”, mi viene l’orticaria. Come se fosse un’organo genitale a definire chi siamo e non quello che sentiamo.  Un concetto che paradossalmente dovrebbe essere estromesso alla base dalla comunità T, di default. Porca ma… dovremmo essere l’essenza di quanto questo binarismo forzato e fisso sia espugnabile e non un profilo immutabile ed invece attacchiamo, denigriamo, cancelliamo ogni percorso “alternativo”. Che poi alternativo a chi?  Con questo non voglio dire che non si possa desiderare una vita binaria. Ma perchè associarlo all’unico segno di completezza? Completezza rispetto a cosa? Rispetto a quale punto di riferimento? Non esiste un solo percorso, varia da persona a persona. Non esiste una transizione completata, si resta persone trans a vita, accettatelo, non è uno stigma ne una malattia. Io sono una donna t e mi sento completa anche da penemunita.
Si lo so ci sono arrivata gradualmente e solo dopo molti ragionamenti(non ancora completi) . Ma parto dal presupposto che ogni percorso è completo se la persona si sente completa in esso. E invece ho visto e continuo a leggere cose che avrei voluto solo immaginare.
Gente che critica la presenza di Porpora come madrina al Pride di Roma poiché poco “FEMMINILE”, invocando una più giunonica ( non mi ricordo chi). Donne lesbiche se si sentono offese e minacciate dalle donne T .  Persone T che si sentono offese da una campagna(provocatoria che cerca di smontare un immagine binaria), dove viene rappresentata una donna T felice del suo membro. L’autodeterminazione di un individuo che offende un’altro. Vi ricorda qualcosa? Esatto. E’ lo stesso ragionamento che molte persone cis applicano alle persone T.  Capisco che una donna operata possa non sentirsi rappresentata ma siamo al paradosso. Sentirti discriminate dalla libertà altrui. Mi fa capire che meritiamo ogni discriminazione. Che tutti meritano discriminazioni.
E allora continuate a vivere  nel vostro brodo primordiale, ricoperti e bloccati da quelle catene che paradossalmente avete cercato di spezzare con il vostro percorso, ma che con la vostra ottusità e umana formazione state applicando ad altri. Continuate a ricercare nell’altro il nemico della vostra mediocrità.
E con questo non sto dicendo di essere la parte sana, anzi. Come ho detto all’inizio ho smesso di preoccuparmi ed attivarmi gradualmente per un futuro migliore, in favore di un più realistico risultato volto all’estinzione della razza umana, il che non mi rende migliore.
Ed in questo continuo di leggi dell’uomo contro l’uomo, di atteggiamenti discriminatori ad cazzum che ottimisticamente continuiamo a voler definire isolati, ma che in realtà fanno parte della progenie a cui apparteniamo .
In questo continuo girare senza fine in un cerchio storico ripetitivo e noioso.
Confido in una democratica e pacifica estinzione(possibilmente per cause naturali, meteorite ecc ecc in modo da non lasciarvi nemmeno la soddisfazione di esservi suicidati).
Ad maiora

Pride,caldo afoso e progetti falliti

Si lo so, non scrivo da più di un mese(e ci sarebbero cose da dire) .
Ma amic* mie* mai come nella vita questo caldo mi sta dando grossi problemi non solo fisici ma soprattutto di concentrazione. Sono spesso fiacca e senza forze e con una voglia di fare qualsiasi cosa pari a 0. Non so se è colpa degli ormoni o dell’androcur, o di entrambi ( amavo l’estate), ma sopporto davvero poco il caldo quest’anno ed in più per colpa di alcuni motivi come : 

  • La macchina o lo scooter ancora dal meccanico ( il mio rapporto con questa categoria di lavoratori è pessimo) 
  • il laser che sembra ancora lontano da dare risultati 
  • La mia insicurezza perenne 


Non posso ancora godermi il mare ne l’amore e la serenità che il profumo e l’odore di quell’ambiente mi trasmette. Amo il mare. IL rumore delle onde mi libera da tutti i miei pesi, da tutte le mie angosce e preoccupazioni . Ma l’insicurezza della ricrescita sul viso mi terrorizza, mi rende vulnerabile, insicura. 
Ma passiamo ai vari aggiornamenti sui vari progetti di cui vi avevo parlato in precedenza ( tutti falliti).
Primo su tutti il canale youtube.

  • La webcam c’era(ho preso una cam da 13 mp per iniziare full hd).
  • Il microfono professionale c’era (ho preso un gxt della trust con filtro per la voce) 
  • le idee c’erano
  • La connessione c’era o almeno ci sarebbe dovuta essere.

 

Ed è proprio quest’ultimo punto ad esser venuto meno nelle premesse. 
Circa due mesi fa avevo contattato il mio operatore telefonico per attivare la fibra, che almeno in teoria era disponibile nella mia zona .  Dopo circa due settimane mi era anche arrivato il modem da collegare alla linea telefonica. Tutto sembrava filare liscio. 
Arrivati al giorno dell’attivazione della linea non succede niente.  Nessun attivazione, nessuna fibra da poter sfruttare per fare live( si pensavo anche di fare quelle) o per caricare video, niente di niente (attualmente la mia linea viaggia a 0,70 kb impossibile per caricare video). Una settimana dopo decido di ricontattare il mio operatore per chiedere spiegazione a riguardo. Di tutta risposta mi viene detto che la zona non era mai stata supportata dalla fibra e che di conseguenza la modifica al mio attuale contratto era nulla.  Il progetto quindi muore sul nascere nonostante mi sia procurata l’attrezzatura.

Altro progetto, di cui però non vi avevo parlato e che non riguarda direttamente il blog, era di un mio possibile ritorno all’università.  In  quest’ultimo periodo mi ero informata per poter iniziare la specializzazione in antropologia e ricerca sociale presso l’Università di Siena (dove l’anno scorso mi sono laureata) . Non ve la tirerò troppo per le lunghe, anche questo progetto è naufragato. Motivo? Per il dsu sono troppo povera per poter essere indipendente e di conseguenza per poter avere un isee adeguato per ricevere la borsa di studio. Ergo, troppo povera per poter studiare…Ottimo. Secondo il loro ragionamento mi sarei dovuta dichiarare a carico dei miei per poter raggiungere un isee idoneo a poter studiare (bisogna avere un isee non inferiore ai 7000 euro annui) . Nemmeno il fantomatico reddito di cittadinanza fa reddito e viene conteggiato nella formazione dell’isee.

Ora passiamo all’evento clou, il Pride di Pisa. Per noi è stato il primo pride da fidanzatini, il primo accoccolati .  Il progetto iniziale era andarci in auto in modo da avere tutto il tempo e le comodità per poterci spostare a nostro piacimento, senza dover sottostare agli orari del treno (l’ultimo da Pisa per Poggibonsi è alle 21:30, con un cambio ad Empoli  con un tempo inferiore ai 7 minuti). Sfortunatamente il rapporto pessimo con questa categoria di lavoratori continua, sicché nemmeno la macchina era disponibile ( non so quando lo sarà) . A giusto ! Piccola novità.  Due settimane fa ho preso una macchinina, il modello che ho sempre sognato. La Smart ❤ versione coupé (cambio automatico). Per me che odio guidare è perfetta e non vedo l’ora di guidarla. 
Tornando al Pride , al di la della problematica spostamento, avevo organizzato tutto. Partenza da Poggibonsi alle 11:40, pranzo per il mio amorino preparato al sacco(un’insalata di riso con gli ingredienti che lui mi aveva suggerito), 6 bottiglie d’acqua da 50 ml per dissetarci, ed ovviamente gli anelli da consegnarli durante la parata.
Arriviamo a Pisa verso le 13:00 e nell’attesa decidiamo di girare un pochetto, con una breve sosta davanti alla torre di Pisa. Il tempo vola… come al solito quando siamo insieme. Mi ero informata sugli orari dei fiorai e della pam in modo da poter avere un luogo vicino all’inizio del Pride dove poter sgattaiolare via 10 minuti e prendere i fiori senza farglieli vedere. La manifestazione era prevista per le 16:00, i negozi avrebbero dovuto aprire le saracinesche nello stesso momenti, avevo 10 minuti di strada da fare (20 se contiamo anche il ritorno). Sarei stata rapida ed indolore. Ovviamente nulla va come nei piani.
L’amico fioraio aveva dimenticato di aggiornare l’orario di apertura sicché mi sono ritrovata a dover cambiare destinazione aumentando il mio tempo lontana dal pride di ben 40 minuti invece che 20. Una lunga camminata sotto al sole per poter prendere dei fiori che poi per motivo di praticità abbiamo deciso di regalare a gente a caso .  Fortunatamente ho trovato i miei fiori preferiti: i Girasoli.  Sicché torno alla manifestazione sudata e stanca ma felice. Lui era ad aspettarmi insieme a dei nostri amici a cui avevo accennato tutto. Senza dargli il tempo di capire prendo la sua mano, m’inginocchio in mezzo al corteo , prendo gli anelli e con delle “semplici parole”, un : “Ti amo, questi sono per incoronare il nostro anno insieme”, gli mostro i due anelli. Qualcuno si congratula, forse pensando fosse una dichiarazione di matrimonio, qualcuno passa indifferente, ma non importa. Sono riuscita a donarti questi anelli, e finalmente ci aspetta il nostro primo pride. 
Siamo in tanti, qualcuno dice 10 mila, chi dice 20 mila (numeri un po eccessivi), ma il colpo d’occhio è notevole. La marea si muove, è viva, è pulsante. Insieme, nonostante la mia timidezza balliamo, cantiamo, sventoliamo le nostre bandiere T. Nonostante il caldo ed il tuo invito a togliermi la maglietta e rimanere in reggiseno, la paura del mio corpo, del trucco, mi bloccano,rendono tutto più difficile. Non riesco ancora a vedere quella bellezza che te vedi in me, nel mio corpo, ma soprattutto nel mio viso che a tratti mi sembra di odiare. Arriviamo alla fine della manifestazione verso le 19:00. Sfortunatamente a causa del treno siamo costretti a lasciare quella marea festosa abbastanza presto (dovevamo prendere anche la sua cena).
Non contenti,dopo una piccola corsa per prendere la coincidenza a Empoli, tornati a Poggibonsi, decidiamo di andare al Cinema, allo spettacolo delle 22:30 a vedere Toy Story 4 (che consiglio), io ovviamente ho versato qualche lacrima.  A mezzanotte usciamo dal cinema ed in un batter d’occhio ci troviamo a casa, nel nostro letto, con i nostri corpi intrecciati nonostante il caldo, nonostante la stanchezza. Perché il caldo avrà anche il potere di far venir meno la mia voglia di cimentarmi nella scrittura, toglierà forza al mio corpo nel voler fare qualsiasi attività costruttiva ed utile alla quotidianità, ma non riuscirà mai a cancellare la voglia che ho di te, del tuo corpo, della tua voce ansimante, del tuo battito a ritmo con il mio. 
Ed è cosi che si conclude la nostra giornata Pride, con i nostri corpi uniti in questo rapporto che il giorno 05/07/2019 ha raggiunto il suo anno di vita.  Con un intreccio di corpi godurioso ed un corpo(il mio) che solo tu puoi e riesci ad esplorare, al di la delle mie paure e del mio rapporto con esso cosi altalenante . In un atto d’amore che di eteronormato non ha assolutamente niente.
Nel giorno del Pride, noi ancora una volta, con i nostri corpi, il nostro amore, le nostre debolezze e forze, nell’atto più antico e umano, urliamo al mondo ed a noi stessi: 

 

“We are proude of us . We are not what you think we are
We are golden, we are golden” 

Terf …Terf everywhere

Si lo so, sto scrivendo sempre meno. Ma devo esse sincera, in questo periodo mi manca l’elemento principale per poter scrivere, l’ispirazione.
Non esco molto di casa, a causa di uno strano periodo che mi porta a provare una certa ansia quando so che devo uscire e presentare i miei documenti non aggiornati, e per di più  non sto lavorando, sicché non ho nessun motivo per metter il naso fuori di casa.
Ho anche accantonato momentaneamente il libro, non avendo nessuno stimolo per portarlo avanti.
La ristrutturazione della casa continua, mi manca da riverniciare solo la camera da letto, un’inferno visto il disegno di un albero gigante dietro al letto.
Ho solo una gran voglia di andare al mare, ma il solo pensiero mi terrorizza. Sapete, quella strana sensazione di avere gli occhi addosso, non solo per i genitali,che con un costume adatto sarebbero “coperti”, ma anche per il laser che nonostante sia già a 11 sedute, ha ancora tanta strada da fare.  Sicché da luogo che amo potrebbe trasformarsi in un’inferno. Altra cosa, ho notato che rispetto al passato soffro enormemente il caldo. Prima l’amavo, ero tipo lucertolina al sole,ora invece è un patimento 😦 …
Altro aggiornamento per il canale. Pensavo fosse tutto pronto. La stanza c’è, l’attrezzatura più o meno c’è, le persone ci sono, anche se solo per il fine settimana, m’ero dimenticata di una cosa importante: una connessione decente.
La mia ha per ora ha un upload di 70 kb, praticamente in pieno stile anni 90, sicché per poter caricare video o anche streammare so stata costretta a passata alla fibra e mi sarà attivata il 12 giugno.
Ora voi vi chiederete giustamente cosa centri il titolo.
Da circa un paio di mesi sono stata invitata in un gruppo di donne lesbiche ( in realtà l’ho capito solo dopo un po, pensavo fosse un semplice gruppo di donne al di la dell’orientamento sessuale).
Un po titubante so rimasta, anche dopo aver capito l’essenza del gruppo non essendo io lesbica ma panromantica.
Fino a qualche giorno fa tutto bene,nessun problema .
Da sottolineare che non ho mai nascosto di essere una donna trans, non ne vedo il motivo.
Qualche giorno fa però si è scatenata l’anima terf del gruppo o comunque di alcune presenti, difenditrici della purezza lesbica( la treccani afferma che esiste come parola e noi ci fidiamo) .
Nel gruppo era stato condiviso un’articolo su una ragazza trans licenziata senza motivo e risarcita del danno subito. Quell’articolo deve aver risvegliato qualcosa di sopito, di dormiente, lo spirito terf che serpeggia in alcune donne L.
Tutto è iniziato con un commento che non ho potuto ignorare . La paladina in questione affermava, con un italiano alquanto imbarazzante: ” io non assumerei mai un trans alto due metri con la parrucca , le calze a rete e la barba, ma nemmeno un tossico e un tatuato(??eh)” ( praticamente un sunto si razzismo, transfobia e ignoranza in due sole righe).
Leggendo queste parole cariche di saggezza non ho potuto non dirle che :
1 stava a di una marea di cazzate basate su stereotipi offensivi e senza fondamento
2 Stava utilizzando più volte dei pronomi sbagliati( i trans invece che le trans)quindi maschili)
Di tutta risposta mi so sentita dare di:
1 omo con la parrucca
2 Persona malata che vive male la sua vita poiché a differenza sua discriminata ( secondo lei l’omofobia e la transfobia non esistono tranne che per le persone trans).
La cosa peggiore di tutte, e che a difesa di posizioni transfobiche cosi nette, ormai si utilizza l’equivalente del  “io non sono razzista ma”.  Una new entry per giustificare qualsiasi tipo di frase intrinseca di odio, senza passare per una testa di cazzo razzista, omobitransfobica  “. Il tutto in maniera semplicissima e pulitissima. Per farlo basta sparare la frase  “è una mio opinione e siamo in democrazia “.
Nel gruppo in questione molte si sono esposte in difesa delle donne trans, anche utilizzando ahimè una terminologia non corretta( es i trans ecc ecc) .
Ma anche in quei gruppi non manca l’idea, lo stereotipo che una donna trans non possa essere lesbica poiché in realtà un omo.
C’è chi si è sentita il dovere di commentare con frasi tipo ” allora possono entrare anche gli uomini etero se innamorati delle donne”, chi  in un’italiano discutibile ” non siamo ipocriti i trascender( eh) sono uomini e non dovrebbero sta in sti gruppi di donne lesbiche”.  Ovviamente giustificando il tutto con la frase magica che prima ho citato.
Nel mese dell’orgoglio pride, in cui bisognerebbe ringraziare le donne trans, si continua a discriminare, a escludere, anche in quella fascia lgbt che dovrebbe essere solidale in quanto donne ed in quanto doppiamente discriminate( donne e lesbiche).  E invece paradossalmente siamo beffeggiate e derise proprio da chi dovrebbe sostenerci, supportarci come sorelle. Cosi come quel pensiero razzista, che fino a qualche tempo fa non veniva nemmeno bisbigliato per timore di essere etichettati come razzisti e retrogradi e perché no fascisti, condannato da una società “unità” o anche solo spaventata dal giudizio collettivo , ma che grazie ad un governo estremamente razzista e omobitransfobico sembra sia tornato ad essere incoraggiato e sostenuto con fierezza , In una sorta di rigurgito dei più bassi istinti umani ( La prima immagine che mi viene in mente è di un tombino che vomita fango e sporcizia dal ventre della “terra”). Cosi una rappresentazione stereotipata  e violenta delle persone trans di gruppi come arcilesbica, lo stesso governo salvini ed il suo ministro fontana e tutta la cerchia catto\fascista continua ad alimentare quella violenza, quella voglia di cedere alle proprie paure , ai propri bassi istinti, contro le persone trans. Una paura ingiustificata contro chi non cerca altro che vivere la propria vita serenamente, in piena libertà e autodeterminazione.
Sfortunatamente è una discriminazione che non mi stupisce. In una società che si dichiara biologista avendo delle basi di medicina da esplorando il corpo umano, il concetto molto basilare di organo genitale associato ad una determinata identità di genere, crea molte discriminazioni e confusione.
Ricordate il film di Arnold schwarzenegger :”un poliziotto alle elementari”, dove il bambino afferma :” i maschi hanno il pene, le femmine la vagina”? stessa cosa.
Per una fascia radicale “moderata” delle donne lesbiche, se non sei operata non sei una VERA donna . Per le più estremiste , se sei nata con i cromosomi xy, puoi fa che cazzo ti pare, resti sempre un uomo.
Come se nel quotidiano, sia nei processi d’amore o nelle pratiche sessuali o anche semplicemente amicali, i cromosomi fossero essenziali per stabilire dei rapporti umani, da sempre in realtà fondati sul rispetto e la comprensione. Una sorta di pubblicità della muller ma coi cromosomi . Me la immagino tipo( Fate l’amore coi cromosomi ) .
Insomma vi lascio col mio nuovo colore dei capelli ( lo ha scelto il mio amorino
Amo sto colore, s’intona con i miei occhi verdi) . Spero di potervi raccontare con qualche video il nostro primo pride insieme ( saremo a quello di Pisa con le nostre bandiere T ed il nostro amore)
See u later my friends ❤ ❤

20190530_143031.jpg

Aggiornamento progetto youtube

Salve amichi e amichie .
Piccolo aggiornamento.
In passato vi ho parlato di un progetto che avrei dovuto iniziare “”” a breve””.. tranquill* non me ne so scordata ne è caduto in prescrizione. Avevo solo bisogno di uno spazio “adeguato” per girare i vari video( fortunatamente avevo una stanza inutilizzata).
Il progetto iniziale, basato su un più ampio progetto di vita( se ricordate il titolo è 2 T due cuori ed una capanna), oltre che utile a far informazione, aveva come obiettivo,quello di mostrarvi la “quotidianità” di una coppia T con i suoi alti e bassi.
Sfortunatamente, avendo posticipato il suo trasferimento definitivo a casa nostra, il progetto si è evoluto in altro. (Almeno per l’intro, mi farebbe piacere avere la mia dolce metà durante le riprese). 
Intanto la stanza prende forma. 
ps Si lo so sembra una stanza di un’adolescente parecchio nerd

 

Il dilemma della Vagina

Chi mi legge da un po, sa che c’è una parte del mio corpo il cui rapporto è sempre stato altalenante . A differenza di alcune zone, come ad esempio la peluria del viso, che odio profondamente e senza nessuna possibilità di appello, la zona in questione è passata dall’essere totalmente ignorata e dimenticata, all’essere odiata e ripudiata per arrivare ad essere utilizzata settimanalmente in maniera attiva, ma non con esiti del tutto indolore, essendo ancora la causa di forti crisi, anche se sempre più rare.
Sto parlando della zone intime ed in particolare dei genitali.
In una classifica del disagio che avevo scritto un anno fa, avevo piazzato quella zona in un bel secondo posto,e qualche mese fa ho dedicato un articolo intero alla stessa zona e l’opzione operazione sembrava quasi inevitabile. Col passare del tempo,leggendo delle varie testimonianze post operazione e vivendo quella parte del mio corpo in maniera diversa mi sono chiesta: ne vale davvero la pena?
Vale la pena vivere il post operazione a vita con le dilatazioni, i dolori , le perdite ?Potrei continuare a mantenere,usare e perché no mostrare quella parte del mio corpo senza sentir intaccare la mia femminilità? E quel sentirla intaccata è davvero un mio pensiero, o sono semplicemente influenzata inconsciamente da quel binarismo interiorizzato che ho già citato in passato? E se questa mia fiducia attuale nel voler usare e tenere quella parte fosse solo il frutto della fiducia di cui mi nutro dalla mia relazione, che potrebbe svanire nel caso dovesse terminare, lasciandomi nuovamente impaurita e disgustata da quella parte del mio corpo ma altrettanto spaventata dal tempo che passa per poter comunque affrontare quel passo che la eliminerebbe?
Mi chiedo quotidianamente se la visione e la nausea che quella zona mi causa sia frutto di un mio disagio interno o se quel disagio sia frutto di un influenza esterna .
Come mi chiedo quotidianamente se sarei davvero cosi forte da riuscire a sopportare il post operazione con tutti i suoi disagi.
Al di la della mia volontà poi entrerebbe in gioco un’altro fattore.
Il lavoro.
Durante il post operazione dovrei rimanere a riposo per un po non potendo fare lavori troppo faticosi, di conseguenza, anche se decidessi di operarmi, chi si prenderebbe cura di me? Delle spese dell’affitto, bollette ecc ecc, ma anche delle medicazioni, della pulizia , aiutandomi negli spostamenti o standomi accanto in caso di necessità.
Ancora una volta, al di la dei vari ragionamenti, mi viene da pensare di non essere poi cosi “libera” nelle mie scelte.
Ancora una volta mi viene da pensare a quella parola con cui tante persone si riempiono la bocca e riempiono i loro discorsi: autodeterminazione .
So d’accordo è na bella parola ed io stessa ne faccio uso ed abuso.
Ma come ho già detto più volte senza diritti sociali non possono esserci diritti civili, e la mia preoccupazione a farmi la patata dovrebbe limitarsi ai pro e contro del voler mio sentire o meno un certo dolore fisico e non di certo al rischio di rimane con i dilatatori in mezzo a una strada poiché in un precarismo lavorativo rischierei di ritrovarmi senza un contratto o senza il diritto di poter prendermi un periodo di riposo per il recupero post operazione.
Sicché possiamo gridare ai diritti civili e all’autodeterminazione quanto ci pare, ma senza una lotta per il lavoro e un corollario di diritti sociali non si va da nessuna parte * modalità comunista mode on* .
Come sempre ho divagato, so partita dalla mia futura vagina e so finita a parla di socialismo ( ops l’ho detto) vi chiedo scusa, sicché è meglio se mi stoppo.
Vi lascio e vi saluto con

Diritti sociali + diritti civili = autodeterminazione (e vagine)

Parlami d’amore… parlami di te

Piccola premessa.
In quest’ultimo anno che ho ripreso a scrivere ho capito di me di essere una persona  che scrive d’impulso. Capace di esser travolta da una gran voglia di scrivere in qualsiasi momento e nei posti più impensabili. Voglia che deve esser colmata per poter trasmettere al meglio le sensazioni che voglio trascrivere . infatti probabilmente non riuscirò a trasmettervi quello che provavo, o almeno non del tutto.
Come ogni giorno che segue il tuo ritorno a Siena ero stata colta da una sensazione di malinconia, alimentata da una leggera pioggia primaverile che di certo non facilità il mio lavoro .  Il tutto poi farcito da una canzone che mi ronzava in testa dal suono della sveglia ( almeno tu nell’universo cantata da elisa quindi non la versione originale di Mia Martini ).  Verso le 08:11 del mattino, mentre ero gia a lavoro da due ore, sono stata colta da un desiderio irrefrenabile di scrivere nuovamente. Ovviamente ero un po impegnata e come palliativo ho utilizzato una registrazione audio. Sfortunatamente non è una soluzione adeguata.
In primis perché non riesco a ritrasmettere nemmeno a me stessa attraverso gli audio cosa stavo provando in quel momento. In seconda battuta mi fa cagare la mia voce.
Altra piccola premessa.
Mentre mi cambiavo nello spogliatoio aziendale circa verso le 05:45, avevo iniziato a sentire uno strano dolorino nella zona del collo e delle spalle, ma presa dalla furia di cambiarmi non gli ho dato peso.  Con l’intensificarsi del lavoro quel dolore però diventa più “intenso”. Paradossalmente quel dolore diventa piacevole. Un collegamento a momenti che riviverei ogni giorno, in ogni istante. Riporta alla mente sensazioni piacevoli…e piacevoli ricordi. Si passa quindi da una malinconica Elisa ed una piu allegra Giorgia con “parlami d’amore”.  E quella sensazione di malinconia ha lasciato il posto al dolce ricordo della tua pelle
Quei dolorini si sono rivelati essere il risultato dei tuoi segni sul mio corpo nei nostri momenti di passione . Sono il risultato delle tue mani, della tua bocca e dei tuoi morsi sul mio collo.  Sono il risultato della nostra pelle che si sfiora, si riscalda, e si avvolge, in un pomeriggio di dolcezza iniziato nel nostro giardino, con la paura e l’eccitazione che qualcuno potesse vederci. Conoscevi già le mie intenzioni ma non immaginavi che le avrei realizzate realmente.
E cosi ti sei ritrovato nella sacra domenica di Pasqua appiccicato al muro del  nostro giardino e poi a far l’amore su tavolino <3, per poi  spostarci su un luogo piu comodo.
E cosi mi sono ritrovata con i tuoi segni sul mio corpo. Quel corpo che mi trascina in alti e bassi ma che con te sta diventando sempre piu guardabile ai miei occhi.
Forse con un corpo diverso l’idea di essere in un posto “esposto” e continuare a fare l’amore non mi sarebbe dispiaciuta.
Dei segni che spero rinnoverai ogni settimana..ogni giorno ..ogni volta i nostri corpi si rincontreranno .   OK probabilmente dovremmo organizzare meglio i nostri tempi per non ritrovarci a cenare alle 22 … ma tutto sommato è un prezzo che sono disposta a pagare .
E cosi mentre la pioggia scende su Poggibonsi, te cullami dolcemente  col tuo ricordo fino al  prossimo nostro incontro.
Per poi ritornare e parlami d’amore..a parlami di te.