Pride,caldo afoso e progetti falliti

Si lo so, non scrivo da più di un mese(e ci sarebbero cose da dire) .
Ma amic* mie* mai come nella vita questo caldo mi sta dando grossi problemi non solo fisici ma soprattutto di concentrazione. Sono spesso fiacca e senza forze e con una voglia di fare qualsiasi cosa pari a 0. Non so se è colpa degli ormoni o dell’androcur, o di entrambi ( amavo l’estate), ma sopporto davvero poco il caldo quest’anno ed in più per colpa di alcuni motivi come : 

  • La macchina o lo scooter ancora dal meccanico ( il mio rapporto con questa categoria di lavoratori è pessimo) 
  • il laser che sembra ancora lontano da dare risultati 
  • La mia insicurezza perenne 


Non posso ancora godermi il mare ne l’amore e la serenità che il profumo e l’odore di quell’ambiente mi trasmette. Amo il mare. IL rumore delle onde mi libera da tutti i miei pesi, da tutte le mie angosce e preoccupazioni . Ma l’insicurezza della ricrescita sul viso mi terrorizza, mi rende vulnerabile, insicura. 
Ma passiamo ai vari aggiornamenti sui vari progetti di cui vi avevo parlato in precedenza ( tutti falliti).
Primo su tutti il canale youtube.

  • La webcam c’era(ho preso una cam da 13 mp per iniziare full hd).
  • Il microfono professionale c’era (ho preso un gxt della trust con filtro per la voce) 
  • le idee c’erano
  • La connessione c’era o almeno ci sarebbe dovuta essere.

 

Ed è proprio quest’ultimo punto ad esser venuto meno nelle premesse. 
Circa due mesi fa avevo contattato il mio operatore telefonico per attivare la fibra, che almeno in teoria era disponibile nella mia zona .  Dopo circa due settimane mi era anche arrivato il modem da collegare alla linea telefonica. Tutto sembrava filare liscio. 
Arrivati al giorno dell’attivazione della linea non succede niente.  Nessun attivazione, nessuna fibra da poter sfruttare per fare live( si pensavo anche di fare quelle) o per caricare video, niente di niente (attualmente la mia linea viaggia a 0,70 kb impossibile per caricare video). Una settimana dopo decido di ricontattare il mio operatore per chiedere spiegazione a riguardo. Di tutta risposta mi viene detto che la zona non era mai stata supportata dalla fibra e che di conseguenza la modifica al mio attuale contratto era nulla.  Il progetto quindi muore sul nascere nonostante mi sia procurata l’attrezzatura.

Altro progetto, di cui però non vi avevo parlato e che non riguarda direttamente il blog, era di un mio possibile ritorno all’università.  In  quest’ultimo periodo mi ero informata per poter iniziare la specializzazione in antropologia e ricerca sociale presso l’Università di Siena (dove l’anno scorso mi sono laureata) . Non ve la tirerò troppo per le lunghe, anche questo progetto è naufragato. Motivo? Per il dsu sono troppo povera per poter essere indipendente e di conseguenza per poter avere un isee adeguato per ricevere la borsa di studio. Ergo, troppo povera per poter studiare…Ottimo. Secondo il loro ragionamento mi sarei dovuta dichiarare a carico dei miei per poter raggiungere un isee idoneo a poter studiare (bisogna avere un isee non inferiore ai 7000 euro annui) . Nemmeno il fantomatico reddito di cittadinanza fa reddito e viene conteggiato nella formazione dell’isee.

Ora passiamo all’evento clou, il Pride di Pisa. Per noi è stato il primo pride da fidanzatini, il primo accoccolati .  Il progetto iniziale era andarci in auto in modo da avere tutto il tempo e le comodità per poterci spostare a nostro piacimento, senza dover sottostare agli orari del treno (l’ultimo da Pisa per Poggibonsi è alle 21:30, con un cambio ad Empoli  con un tempo inferiore ai 7 minuti). Sfortunatamente il rapporto pessimo con questa categoria di lavoratori continua, sicché nemmeno la macchina era disponibile ( non so quando lo sarà) . A giusto ! Piccola novità.  Due settimane fa ho preso una macchinina, il modello che ho sempre sognato. La Smart ❤ versione coupé (cambio automatico). Per me che odio guidare è perfetta e non vedo l’ora di guidarla. 
Tornando al Pride , al di la della problematica spostamento, avevo organizzato tutto. Partenza da Poggibonsi alle 11:40, pranzo per il mio amorino preparato al sacco(un’insalata di riso con gli ingredienti che lui mi aveva suggerito), 6 bottiglie d’acqua da 50 ml per dissetarci, ed ovviamente gli anelli da consegnarli durante la parata.
Arriviamo a Pisa verso le 13:00 e nell’attesa decidiamo di girare un pochetto, con una breve sosta davanti alla torre di Pisa. Il tempo vola… come al solito quando siamo insieme. Mi ero informata sugli orari dei fiorai e della pam in modo da poter avere un luogo vicino all’inizio del Pride dove poter sgattaiolare via 10 minuti e prendere i fiori senza farglieli vedere. La manifestazione era prevista per le 16:00, i negozi avrebbero dovuto aprire le saracinesche nello stesso momenti, avevo 10 minuti di strada da fare (20 se contiamo anche il ritorno). Sarei stata rapida ed indolore. Ovviamente nulla va come nei piani.
L’amico fioraio aveva dimenticato di aggiornare l’orario di apertura sicché mi sono ritrovata a dover cambiare destinazione aumentando il mio tempo lontana dal pride di ben 40 minuti invece che 20. Una lunga camminata sotto al sole per poter prendere dei fiori che poi per motivo di praticità abbiamo deciso di regalare a gente a caso .  Fortunatamente ho trovato i miei fiori preferiti: i Girasoli.  Sicché torno alla manifestazione sudata e stanca ma felice. Lui era ad aspettarmi insieme a dei nostri amici a cui avevo accennato tutto. Senza dargli il tempo di capire prendo la sua mano, m’inginocchio in mezzo al corteo , prendo gli anelli e con delle “semplici parole”, un : “Ti amo, questi sono per incoronare il nostro anno insieme”, gli mostro i due anelli. Qualcuno si congratula, forse pensando fosse una dichiarazione di matrimonio, qualcuno passa indifferente, ma non importa. Sono riuscita a donarti questi anelli, e finalmente ci aspetta il nostro primo pride. 
Siamo in tanti, qualcuno dice 10 mila, chi dice 20 mila (numeri un po eccessivi), ma il colpo d’occhio è notevole. La marea si muove, è viva, è pulsante. Insieme, nonostante la mia timidezza balliamo, cantiamo, sventoliamo le nostre bandiere T. Nonostante il caldo ed il tuo invito a togliermi la maglietta e rimanere in reggiseno, la paura del mio corpo, del trucco, mi bloccano,rendono tutto più difficile. Non riesco ancora a vedere quella bellezza che te vedi in me, nel mio corpo, ma soprattutto nel mio viso che a tratti mi sembra di odiare. Arriviamo alla fine della manifestazione verso le 19:00. Sfortunatamente a causa del treno siamo costretti a lasciare quella marea festosa abbastanza presto (dovevamo prendere anche la sua cena).
Non contenti,dopo una piccola corsa per prendere la coincidenza a Empoli, tornati a Poggibonsi, decidiamo di andare al Cinema, allo spettacolo delle 22:30 a vedere Toy Story 4 (che consiglio), io ovviamente ho versato qualche lacrima.  A mezzanotte usciamo dal cinema ed in un batter d’occhio ci troviamo a casa, nel nostro letto, con i nostri corpi intrecciati nonostante il caldo, nonostante la stanchezza. Perché il caldo avrà anche il potere di far venir meno la mia voglia di cimentarmi nella scrittura, toglierà forza al mio corpo nel voler fare qualsiasi attività costruttiva ed utile alla quotidianità, ma non riuscirà mai a cancellare la voglia che ho di te, del tuo corpo, della tua voce ansimante, del tuo battito a ritmo con il mio. 
Ed è cosi che si conclude la nostra giornata Pride, con i nostri corpi uniti in questo rapporto che il giorno 05/07/2019 ha raggiunto il suo anno di vita.  Con un intreccio di corpi godurioso ed un corpo(il mio) che solo tu puoi e riesci ad esplorare, al di la delle mie paure e del mio rapporto con esso cosi altalenante . In un atto d’amore che di eteronormato non ha assolutamente niente.
Nel giorno del Pride, noi ancora una volta, con i nostri corpi, il nostro amore, le nostre debolezze e forze, nell’atto più antico e umano, urliamo al mondo ed a noi stessi: 

 

“We are proude of us . We are not what you think we are
We are golden, we are golden” 

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Terf …Terf everywhere

Si lo so, sto scrivendo sempre meno. Ma devo esse sincera, in questo periodo mi manca l’elemento principale per poter scrivere, l’ispirazione.
Non esco molto di casa, a causa di uno strano periodo che mi porta a provare una certa ansia quando so che devo uscire e presentare i miei documenti non aggiornati, e per di più  non sto lavorando, sicché non ho nessun motivo per metter il naso fuori di casa.
Ho anche accantonato momentaneamente il libro, non avendo nessuno stimolo per portarlo avanti.
La ristrutturazione della casa continua, mi manca da riverniciare solo la camera da letto, un’inferno visto il disegno di un albero gigante dietro al letto.
Ho solo una gran voglia di andare al mare, ma il solo pensiero mi terrorizza. Sapete, quella strana sensazione di avere gli occhi addosso, non solo per i genitali,che con un costume adatto sarebbero “coperti”, ma anche per il laser che nonostante sia già a 11 sedute, ha ancora tanta strada da fare.  Sicché da luogo che amo potrebbe trasformarsi in un’inferno. Altra cosa, ho notato che rispetto al passato soffro enormemente il caldo. Prima l’amavo, ero tipo lucertolina al sole,ora invece è un patimento 😦 …
Altro aggiornamento per il canale. Pensavo fosse tutto pronto. La stanza c’è, l’attrezzatura più o meno c’è, le persone ci sono, anche se solo per il fine settimana, m’ero dimenticata di una cosa importante: una connessione decente.
La mia ha per ora ha un upload di 70 kb, praticamente in pieno stile anni 90, sicché per poter caricare video o anche streammare so stata costretta a passata alla fibra e mi sarà attivata il 12 giugno.
Ora voi vi chiederete giustamente cosa centri il titolo.
Da circa un paio di mesi sono stata invitata in un gruppo di donne lesbiche ( in realtà l’ho capito solo dopo un po, pensavo fosse un semplice gruppo di donne al di la dell’orientamento sessuale).
Un po titubante so rimasta, anche dopo aver capito l’essenza del gruppo non essendo io lesbica ma panromantica.
Fino a qualche giorno fa tutto bene,nessun problema .
Da sottolineare che non ho mai nascosto di essere una donna trans, non ne vedo il motivo.
Qualche giorno fa però si è scatenata l’anima terf del gruppo o comunque di alcune presenti, difenditrici della purezza lesbica( la treccani afferma che esiste come parola e noi ci fidiamo) .
Nel gruppo era stato condiviso un’articolo su una ragazza trans licenziata senza motivo e risarcita del danno subito. Quell’articolo deve aver risvegliato qualcosa di sopito, di dormiente, lo spirito terf che serpeggia in alcune donne L.
Tutto è iniziato con un commento che non ho potuto ignorare . La paladina in questione affermava, con un italiano alquanto imbarazzante: ” io non assumerei mai un trans alto due metri con la parrucca , le calze a rete e la barba, ma nemmeno un tossico e un tatuato(??eh)” ( praticamente un sunto si razzismo, transfobia e ignoranza in due sole righe).
Leggendo queste parole cariche di saggezza non ho potuto non dirle che :
1 stava a di una marea di cazzate basate su stereotipi offensivi e senza fondamento
2 Stava utilizzando più volte dei pronomi sbagliati( i trans invece che le trans)quindi maschili)
Di tutta risposta mi so sentita dare di:
1 omo con la parrucca
2 Persona malata che vive male la sua vita poiché a differenza sua discriminata ( secondo lei l’omofobia e la transfobia non esistono tranne che per le persone trans).
La cosa peggiore di tutte, e che a difesa di posizioni transfobiche cosi nette, ormai si utilizza l’equivalente del  “io non sono razzista ma”.  Una new entry per giustificare qualsiasi tipo di frase intrinseca di odio, senza passare per una testa di cazzo razzista, omobitransfobica  “. Il tutto in maniera semplicissima e pulitissima. Per farlo basta sparare la frase  “è una mio opinione e siamo in democrazia “.
Nel gruppo in questione molte si sono esposte in difesa delle donne trans, anche utilizzando ahimè una terminologia non corretta( es i trans ecc ecc) .
Ma anche in quei gruppi non manca l’idea, lo stereotipo che una donna trans non possa essere lesbica poiché in realtà un omo.
C’è chi si è sentita il dovere di commentare con frasi tipo ” allora possono entrare anche gli uomini etero se innamorati delle donne”, chi  in un’italiano discutibile ” non siamo ipocriti i trascender( eh) sono uomini e non dovrebbero sta in sti gruppi di donne lesbiche”.  Ovviamente giustificando il tutto con la frase magica che prima ho citato.
Nel mese dell’orgoglio pride, in cui bisognerebbe ringraziare le donne trans, si continua a discriminare, a escludere, anche in quella fascia lgbt che dovrebbe essere solidale in quanto donne ed in quanto doppiamente discriminate( donne e lesbiche).  E invece paradossalmente siamo beffeggiate e derise proprio da chi dovrebbe sostenerci, supportarci come sorelle. Cosi come quel pensiero razzista, che fino a qualche tempo fa non veniva nemmeno bisbigliato per timore di essere etichettati come razzisti e retrogradi e perché no fascisti, condannato da una società “unità” o anche solo spaventata dal giudizio collettivo , ma che grazie ad un governo estremamente razzista e omobitransfobico sembra sia tornato ad essere incoraggiato e sostenuto con fierezza , In una sorta di rigurgito dei più bassi istinti umani ( La prima immagine che mi viene in mente è di un tombino che vomita fango e sporcizia dal ventre della “terra”). Cosi una rappresentazione stereotipata  e violenta delle persone trans di gruppi come arcilesbica, lo stesso governo salvini ed il suo ministro fontana e tutta la cerchia catto\fascista continua ad alimentare quella violenza, quella voglia di cedere alle proprie paure , ai propri bassi istinti, contro le persone trans. Una paura ingiustificata contro chi non cerca altro che vivere la propria vita serenamente, in piena libertà e autodeterminazione.
Sfortunatamente è una discriminazione che non mi stupisce. In una società che si dichiara biologista avendo delle basi di medicina da esplorando il corpo umano, il concetto molto basilare di organo genitale associato ad una determinata identità di genere, crea molte discriminazioni e confusione.
Ricordate il film di Arnold schwarzenegger :”un poliziotto alle elementari”, dove il bambino afferma :” i maschi hanno il pene, le femmine la vagina”? stessa cosa.
Per una fascia radicale “moderata” delle donne lesbiche, se non sei operata non sei una VERA donna . Per le più estremiste , se sei nata con i cromosomi xy, puoi fa che cazzo ti pare, resti sempre un uomo.
Come se nel quotidiano, sia nei processi d’amore o nelle pratiche sessuali o anche semplicemente amicali, i cromosomi fossero essenziali per stabilire dei rapporti umani, da sempre in realtà fondati sul rispetto e la comprensione. Una sorta di pubblicità della muller ma coi cromosomi . Me la immagino tipo( Fate l’amore coi cromosomi ) .
Insomma vi lascio col mio nuovo colore dei capelli ( lo ha scelto il mio amorino
Amo sto colore, s’intona con i miei occhi verdi) . Spero di potervi raccontare con qualche video il nostro primo pride insieme ( saremo a quello di Pisa con le nostre bandiere T ed il nostro amore)
See u later my friends ❤ ❤

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Aggiornamento progetto youtube

Salve amichi e amichie .
Piccolo aggiornamento.
In passato vi ho parlato di un progetto che avrei dovuto iniziare “”” a breve””.. tranquill* non me ne so scordata ne è caduto in prescrizione. Avevo solo bisogno di uno spazio “adeguato” per girare i vari video( fortunatamente avevo una stanza inutilizzata).
Il progetto iniziale, basato su un più ampio progetto di vita( se ricordate il titolo è 2 T due cuori ed una capanna), oltre che utile a far informazione, aveva come obiettivo,quello di mostrarvi la “quotidianità” di una coppia T con i suoi alti e bassi.
Sfortunatamente, avendo posticipato il suo trasferimento definitivo a casa nostra, il progetto si è evoluto in altro. (Almeno per l’intro, mi farebbe piacere avere la mia dolce metà durante le riprese). 
Intanto la stanza prende forma. 
ps Si lo so sembra una stanza di un’adolescente parecchio nerd

 

Il dilemma della Vagina

Chi mi legge da un po, sa che c’è una parte del mio corpo il cui rapporto è sempre stato altalenante . A differenza di alcune zone, come ad esempio la peluria del viso, che odio profondamente e senza nessuna possibilità di appello, la zona in questione è passata dall’essere totalmente ignorata e dimenticata, all’essere odiata e ripudiata per arrivare ad essere utilizzata settimanalmente in maniera attiva, ma non con esiti del tutto indolore, essendo ancora la causa di forti crisi, anche se sempre più rare.
Sto parlando della zone intime ed in particolare dei genitali.
In una classifica del disagio che avevo scritto un anno fa, avevo piazzato quella zona in un bel secondo posto,e qualche mese fa ho dedicato un articolo intero alla stessa zona e l’opzione operazione sembrava quasi inevitabile. Col passare del tempo,leggendo delle varie testimonianze post operazione e vivendo quella parte del mio corpo in maniera diversa mi sono chiesta: ne vale davvero la pena?
Vale la pena vivere il post operazione a vita con le dilatazioni, i dolori , le perdite ?Potrei continuare a mantenere,usare e perché no mostrare quella parte del mio corpo senza sentir intaccare la mia femminilità? E quel sentirla intaccata è davvero un mio pensiero, o sono semplicemente influenzata inconsciamente da quel binarismo interiorizzato che ho già citato in passato? E se questa mia fiducia attuale nel voler usare e tenere quella parte fosse solo il frutto della fiducia di cui mi nutro dalla mia relazione, che potrebbe svanire nel caso dovesse terminare, lasciandomi nuovamente impaurita e disgustata da quella parte del mio corpo ma altrettanto spaventata dal tempo che passa per poter comunque affrontare quel passo che la eliminerebbe?
Mi chiedo quotidianamente se la visione e la nausea che quella zona mi causa sia frutto di un mio disagio interno o se quel disagio sia frutto di un influenza esterna .
Come mi chiedo quotidianamente se sarei davvero cosi forte da riuscire a sopportare il post operazione con tutti i suoi disagi.
Al di la della mia volontà poi entrerebbe in gioco un’altro fattore.
Il lavoro.
Durante il post operazione dovrei rimanere a riposo per un po non potendo fare lavori troppo faticosi, di conseguenza, anche se decidessi di operarmi, chi si prenderebbe cura di me? Delle spese dell’affitto, bollette ecc ecc, ma anche delle medicazioni, della pulizia , aiutandomi negli spostamenti o standomi accanto in caso di necessità.
Ancora una volta, al di la dei vari ragionamenti, mi viene da pensare di non essere poi cosi “libera” nelle mie scelte.
Ancora una volta mi viene da pensare a quella parola con cui tante persone si riempiono la bocca e riempiono i loro discorsi: autodeterminazione .
So d’accordo è na bella parola ed io stessa ne faccio uso ed abuso.
Ma come ho già detto più volte senza diritti sociali non possono esserci diritti civili, e la mia preoccupazione a farmi la patata dovrebbe limitarsi ai pro e contro del voler mio sentire o meno un certo dolore fisico e non di certo al rischio di rimane con i dilatatori in mezzo a una strada poiché in un precarismo lavorativo rischierei di ritrovarmi senza un contratto o senza il diritto di poter prendermi un periodo di riposo per il recupero post operazione.
Sicché possiamo gridare ai diritti civili e all’autodeterminazione quanto ci pare, ma senza una lotta per il lavoro e un corollario di diritti sociali non si va da nessuna parte * modalità comunista mode on* .
Come sempre ho divagato, so partita dalla mia futura vagina e so finita a parla di socialismo ( ops l’ho detto) vi chiedo scusa, sicché è meglio se mi stoppo.
Vi lascio e vi saluto con

Diritti sociali + diritti civili = autodeterminazione (e vagine)

Parlami d’amore… parlami di te

Piccola premessa.
In quest’ultimo anno che ho ripreso a scrivere ho capito di me di essere una persona  che scrive d’impulso. Capace di esser travolta da una gran voglia di scrivere in qualsiasi momento e nei posti più impensabili. Voglia che deve esser colmata per poter trasmettere al meglio le sensazioni che voglio trascrivere . infatti probabilmente non riuscirò a trasmettervi quello che provavo, o almeno non del tutto.
Come ogni giorno che segue il tuo ritorno a Siena ero stata colta da una sensazione di malinconia, alimentata da una leggera pioggia primaverile che di certo non facilità il mio lavoro .  Il tutto poi farcito da una canzone che mi ronzava in testa dal suono della sveglia ( almeno tu nell’universo cantata da elisa quindi non la versione originale di Mia Martini ).  Verso le 08:11 del mattino, mentre ero gia a lavoro da due ore, sono stata colta da un desiderio irrefrenabile di scrivere nuovamente. Ovviamente ero un po impegnata e come palliativo ho utilizzato una registrazione audio. Sfortunatamente non è una soluzione adeguata.
In primis perché non riesco a ritrasmettere nemmeno a me stessa attraverso gli audio cosa stavo provando in quel momento. In seconda battuta mi fa cagare la mia voce.
Altra piccola premessa.
Mentre mi cambiavo nello spogliatoio aziendale circa verso le 05:45, avevo iniziato a sentire uno strano dolorino nella zona del collo e delle spalle, ma presa dalla furia di cambiarmi non gli ho dato peso.  Con l’intensificarsi del lavoro quel dolore però diventa più “intenso”. Paradossalmente quel dolore diventa piacevole. Un collegamento a momenti che riviverei ogni giorno, in ogni istante. Riporta alla mente sensazioni piacevoli…e piacevoli ricordi. Si passa quindi da una malinconica Elisa ed una piu allegra Giorgia con “parlami d’amore”.  E quella sensazione di malinconia ha lasciato il posto al dolce ricordo della tua pelle
Quei dolorini si sono rivelati essere il risultato dei tuoi segni sul mio corpo nei nostri momenti di passione . Sono il risultato delle tue mani, della tua bocca e dei tuoi morsi sul mio collo.  Sono il risultato della nostra pelle che si sfiora, si riscalda, e si avvolge, in un pomeriggio di dolcezza iniziato nel nostro giardino, con la paura e l’eccitazione che qualcuno potesse vederci. Conoscevi già le mie intenzioni ma non immaginavi che le avrei realizzate realmente.
E cosi ti sei ritrovato nella sacra domenica di Pasqua appiccicato al muro del  nostro giardino e poi a far l’amore su tavolino <3, per poi  spostarci su un luogo piu comodo.
E cosi mi sono ritrovata con i tuoi segni sul mio corpo. Quel corpo che mi trascina in alti e bassi ma che con te sta diventando sempre piu guardabile ai miei occhi.
Forse con un corpo diverso l’idea di essere in un posto “esposto” e continuare a fare l’amore non mi sarebbe dispiaciuta.
Dei segni che spero rinnoverai ogni settimana..ogni giorno ..ogni volta i nostri corpi si rincontreranno .   OK probabilmente dovremmo organizzare meglio i nostri tempi per non ritrovarci a cenare alle 22 … ma tutto sommato è un prezzo che sono disposta a pagare .
E cosi mentre la pioggia scende su Poggibonsi, te cullami dolcemente  col tuo ricordo fino al  prossimo nostro incontro.
Per poi ritornare e parlami d’amore..a parlami di te.

Un anno di tos

Sono diversi giorni che penso a cosa scrivere per l’occasione e probabilmente finirò per la prima volta l’articolo in due tempi, in parte per la stanchezza, in parte per il poco tempo.  Sono le 10:40 del mattino e sto scrivendo queste prime parole con la colonna sonora di eternal sunshine of the spotless mind  nella testa ( Theme – Score – Jon Brion per chi volesse ascoltarla mentre legge queste righe). Sarà per i sogni che ho fatto stanotte o per il periodo strano.
Potrebbe essere un modus operandi interessante. Vedere come il mio modo di scrivere varia in base al mio umore o alla mia lucidità fisica.
Ieri era una data importante. In teoria fino a poco tempo fa l’avrei definita il compleanno ufficiale di Serena.
Il 18 aprile del 2018 iniziava il mio percorso farmacologico fatto da progynova ed androcur, le chiamavo le pillole della felicità. Ok qualcuno potrebbe contestarmi la scelta della data in questione come nascita di una persona che gia viveva nel suo pieno essere da un bel po, e non avrebbe tutti i torti. Non è stata la tos a far nascere Serena. La tos  le ha solo permesso di prendere possesso di una esteriorità che non la rappresentava, che la spaventa(va) e non le apparteneva . Per questo il compleanno di Serena non può che rimanere il 26 maggio.

Fine prima parte del mattino
Seconda parte ore 21:30
Sono tornata a casa da un paio d’ore,stanca e un po malinconica . Credo che la malinconia sia una costante della mia vita, ma torniamo alla base del discorso, che ha portato alla nascita di queste righe, il primo anno di terapia ormonale. Chi mi segue saprà le vicissitudini che hanno accompagnato l’intero anno, quindi non starò a scendere in dettagli che potrete trovare nei vecchi articoli, scritti sicuramente meglio, in maniera più dettagliata e lucida essendo stati fatti a caldo.  Non so se avevo riposto troppe speranze in quelle che chiamavo pillole magiche, o se l’eterna insoddisfazione nei miei confronti mista alla forte autocritica e poca autostima non mi permettano di vedere quello che la terapia ha fatto. Quello che so di per certo e che ci sono aspetti fisici che continuo ad odiare e che nessuna terapia potrà modificare. Uno su tutti i miei fianchi , praticamente inesistenti. I seni ok sono piccoli ma possono esser modificati con un bel interventino. Mi ritrovo a guardare con invidia mista ammirazione tutte le donne che incontro, trovandole bellissime rispetto a me
Come saprete poi sono ormai ben nove mesi che sono fidanzata con un dolcissimo ragazzo ftm. La storia continua a gonfie vele, nonostante le mie continue insicurezze lui continua a non demordere. Come saprete se mi leggete da un po, ci sono zone del mio corpo con cui convivo ancora a malapena, ma con lui tutto questo sembra svanire( sono sempre convinta di operarmi) Probabilmente ho ripreso anche qualche kiletto, ma fortunatamente anche posizionandolo nei punti giusti( sono tornata a 54 kg). Siamo sincer* qualche nota positiva c’è. I miei capelli so migliorati( nonostante i pasticci con i vari colori), le mie cosce sono piu tondete ed anche il mio sederino non mi dispiace affatto. Le mie poccette beh… restano ancora piccine ( una prima scarsa) ma per ora ce le facciamo bastare. Il peso più grande resta la peluria sul viso, ma fortunatamente il 26 riprendo le sedute di laser. Sogno di poter uscire senza dovermi radere o truccarmi. Di potermi bagnare il viso o mangiare con gusto non preoccupandomi del trucco. Di fare un bel bagno estivo…
Quando sono con lui tutte queste insicurezze tendono a “svanire”,il problema maggiore ritorna quando sono sola con me stessa, e la mia mente prende il sopravvento. Riprendono gli attacchi di nausea e pianto ed anche i nostri momenti intimi ne risentono.
Probabilmente siamo la coppia meno binaria che si possa immaginare . Con lui riesco a vivere il sesso come non avrei immaginato di poter fare…anche utilizzando parti del mio corpo che un giorno non ci saranno piu, o almeno credo. Nel mio continuo esplorarmi poi sono arrivata ad una nuova consapevolezza. In passato  mi sono sempre definita pansessuale ma la verità è leggermente diversa. Ho capito che difficilmente potrei avere una relazione con un uomo cis o un uomo trans ipermascolinizzato. Volendo utilizzare le varie terminologie trovate in rete potrei ora definirmi piu panromantica tendente verso il sesso femminile. Sia chiaro mi piace anche il pene( scusate la schiettezza) ma principalmente solo quello di un’altra donna.  In questo sono stata fortunata. Il mio uomo è un elemento unico, un pezzo raro e inimitabile . Uno dei pochi uomini con cui riuscirei ad avere una relazione. Rispetto a me è libero da ogni forma di binarismo e vive con serenità il rapporto con i suoi genitali. Insomma non avrei potuto trovare di meglio ❤ .
Per quanto riguarda il lavoro, per quanto non sia un ambiente transfriendly è sempre meglio di correre il rischio di rimanere senza una casa. L’ammetto, il nome anagrafico mi sta pesando come non mai e forse è una delle cause delle mie ultime crisi . Vedere quel nome negli orari ( sotto gli occhi di tutti), nei fogli di lavoro… il non potersi lavare nelle docce aziendali, be sicuramente non migliora la situazione. Almeno quasi tutti i colleghi mi danno il femminile.
Sfortunatamente non sono cosi fortunata con le banche e gli uffici pubblici. Sono tornata nella stessa banca dove fui cacciata 3 mesi fa per riscuotere lo stipendio di dicembre e la situazione non è di certo migliorata. Sentendomi dare ( non direttamente ) ” di quello che non sa se è un uomo o una donna), con una violenza fisica e verbale non indifferenze.  Fortunatamente tra un po dovrei iniziare l’iter per il cambio dei documenti e tutto questo dovrebbe finire.
Il due maggio avrò la perizia dello psichiatra da portare all’avvocato e iniziare la procedura . Ci sarebbero ancora tante cose da scrivere, e vi chiedo scusa se sono stata meno dettagliata e coinvolgente del solito, ma sono le 22:18 e gli occhi si stano iniziando a chiudere, credo che mi preparerò per andare a nanna. Per farmi perdonare inserirò per voi delle chicche.
Nessun* di voi mi ha mai vista, ne pre terapia ne quando ancora non ero consapevole di me stessa.  Credo sia arrivato il momento di rimediare.

NYX

Questa qui sopra sono io, o meglio… io prima di essere me stessa.
In questa foto avevo 23 anni. Mi ero appena trasferita a Poggibonsi e ancora mi illudevo di poter scappare da me stessa.

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Questa sopra, nella seconda foto sono io dopo due mesi di terapia, a lavoro in una festa di partito in un paese limitrofo. Friggevo zonzelle e tutte le sere puzzavo di fritto. … Be notate le differenze… Ok l’ammetto c’è qualche filtro ma ero ancora molto piu insicura di ora. I capelli erano usciti da un imbarazzante tentativo di nero ( sono rossa in realtà)

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Ultima foto… la piu recente. Scattata una settimana fa. Si sono bionda o meglio, è il risultato di un goffo tentativo d diventare rosa, quindi quello che rimane di una decolorazione sfociata poi in ciocche verdi. Devo ammettere, mi piaccio bionda ❤

E con queste foto vi saluto e vi ringrazio per il sostegno che continuate a dimostrarmi. So che sono poco presente in questo periodo ( non ho ancora iniziato i video su youtube e non sto più continuando a scrivere il libro) ma gli orari e la stanchezza non mi concedono molto. Prometto che mi farò perdonare a breve.

See you later ❤

Ps per chi volesse farmi domande di qualsiasi tipo, le faccia tranquillamente nei commenti, risponderò appena possibile.

Alla ricerca dell’orgasmo perduto

Salve a tutt* e bentornat*
Chiedo scusa per la lunga e improvvisa assenza. No non ho abbandonato il blog, ne so stata rapita dagli alieni, ne bloccata dai poteri forti. Semplicemente in sto periodo ho ricominciato a lavorare, sempre nel settore che mi vedeva impegnata a dicembre\gennaio, con gli stessi improbabili orari. Sicché torno a casa stanca ed assonnata (molto assonnata) e con pochi momenti di calma per dedicarmi alla scrittura. Anche la stesura del libro (non vi dirò altro) è momentaneamente bloccata, ma avrò modo di riprenderla con calma. Intanto due capitoli so già più o meno pronti <3.
Piccoli aggiornamenti.
Il rinnovo del contratto potrebbe finalmente permettermi di ricominciare il laser e debellare sto schifo in faccia.
Ho convinto finalmente l’endo a farmi prescrivere il gel, sicché ora prendo 4 mg di sandrena al giorno da spalmare sulle chiappette. Devo esse sincera sono molto fiduciosa e spero di vedere presto nuovi miglioramenti.
Oltre al gel so riuscita a convincerla ad abbassarmi l’androcur a 50 mg e questo ha portato nell’arco di un mese al risveglio di un certo…languorino . Una sensazione diversa dal passato.. meno istintiva ma più legata ad un insieme di “nuovi recettori” sparsi per tutto il mio corpo. Come se tutto il mio corpo rispondesse in maniera “diversa” e sincronizzata al contatto fisico invece che ad uno stimolo unico in un unico centro nevralgico. Per chi mi segue da un po conosce bene le difficoltà che ho avuto e che ho ancora nel rapportarmi con il mio corpo, e di quanto questo abbia influito sul mio relazionarmi in una relazione. Chi ha seguito l’evolversi della mia relazione sa quanto ho fatto penare il mio maritino sexy anche solo per un abbraccio, e di come sia riuscito a conquistarsi la mia fiducia e migliorare il rapporto con alcune parti del mio corpo, per quanto io sia ancora convinta sul percorso da seguire, operazione compresa. Mai avrei immaginato un anno fa che sarei tornata ad usare il mio ” caro vecchio amico” per scopi, “ricreativi.
Si è VIVO.
Si è stranamente ripreso ed in maniera piuttosto repentina.

Eppure lui con la sua dolcezza, il suo sguardo, le sue attenzioni, la sua caparbietà è riuscito a far si che facessi davvero mia (o quasi) la famosa frase ” sono una donna ed ho il pene”, più di qualsiasi periodo associativo o politico.
Non dico che sono pronta a convivere per sempre con questa parte del mio corpo.
In realtà sono sempre convinta di volermene liberare. Ma finché sarà attaccata al mio corpo, non vedo perché non usarla per provare e dare piacere.
E qui arriva la nota dolente, riassunta anche col titolo.
Pensate al vostro ultimo orgasmo. Ora focalizzatevi sui secondi prima di esso. A quegli attimi di immenso piacere che vi trascinano in quel vortice lungo pochi respiri, ma che possono riassume in se la forza distruttrice o generatrice di nuovi universi. Quell’incendio che da una semplice scintilla in pochi secondi si espande e prende possesso di ogni vostra zona erogena. Ora prendete quella scintilla, interrompetela nel momento esatto in cui sta per diventare finalmente incendio, spegnetela insomma nel momento clou ed otterrete…il mio orgasmo tipo. Quella sensazioni di ritrovato vigore, di ritrovata voglia di sentire il mio corpo ricoperto di attenzioni, di calore e di piacere vanno inevitabilmente a scontrarsi con un corpo che attualmente non mi permette nessun tipo di piacere generato da un orgasmo. Il mio piacere muore sul nascere.
Sento quell’energia che si espande in tutto il corpo,sento il suo diffondersi, ma nel momento culminante si disperde in una sensazioni di vuoto, lasciandomi un immensa frustrazione. Non so se è dovuto all’androcur che agisce sui miei ricettori.
Non so se col passare del tempo la cosa possa migliorare. Vi ricordo che sono stata praticamente sotto androcur 100 per quasi 7 mesi.
Che poi in realtà, non che nell’atto non provi piacere. Anche se in maniera diversa e meno ” primordiale” rispetto al passato il piacere c’è .
Ma è la cosiddetta ciliegina sulla torta a mancare.E’ quel fuoco purificatore che si spegne sul nascere, lasciando il mio corpo assetato di piacere. Nonostante questo devo esser sincera,non sono assolutamente disposta a rinunciare ad assaggiare dolcemente e lentamente quel piacere che il mio corpo, in totale fusione col suo riesce a trasmettermi. Non per questo rinuncerò ad assaporare quei momenti in cui il suo corpo e la sua mente, esplodono di piacere per e con me. Quegli attimi in cui le sue mani affondano nella mia schiena , lasciando segni del passaggio di quel piacere nelle sue viscere.
Quel piacere che riesce a infondere nella mia mente e che ripaga ogni mio orgasmo mancato. In una fusione di corpi e anima che le semplici parole non possono descrivere. Voglio godermi ancora ed ancora ogni singolo istante della mia permanenza in questo corpo, in ogni suo cambiamento, in ogni sua evoluzione.
Al di la di tutto..
Al di la del mio corpo ed i suoi innumerevoli ostacoli…
Al di la delle sue future trasformazioni
Ci sei tu, e le tue esplosioni di piacere che inondano la mia mente di attimi goduriosi

Migrazione perenne

L’odio è sempre stato un elemento presente nell’evoluzione dell’uomo.
Tutti odiamo qualcosa nella vita, ed in questo periodo di totale smarrimento, l’odio sembra legittimato, quasi doveroso, “necessario”.
C’è chi odia i poveri e chi le persone benestanti, chi i comunisti. Chi odia i gay o le persone lgbt in generale, chi odia gli immigrati, che sembrano esser diventati il problema alla base di tutto, tranne di chi ne sfrutta il lavoro a basso costo ovviamente ( vedasi teorie marxiste sull’esercito di riserva) e c’è chi odia e basta e poi ci sono io… che odio me stessa.
In questo ultimo periodo sono diventata il mio “problema immigrazione personale”.
Ho “abbandonato” il mio paese biologico ormai da un bel po, o forse in realtà non ne ho mai fatto parte. Diventato invivibile a causa di numerosi conflitti interni, era ormai sotto il controllo di uno stato fantoccio . C’è chi dice che quei conflitti, dalla base d’interesse che chiameremo disforica, fossero stati causati da ingerenze “straniere”. Una sorta di influenza esterna che ha creato quei conflitti col territorio che sarebbero poi sfociati nelle guerre disforiche* 1 2 .
Bloccata dalla burocrazia non riesco ancora a raggiungere il mio stato d’elezione, a causa di innumerevoli leggi a volte da me stessa create. Leggi reali ed emotive che, specie in queste ultime due settimane, mi trascinano in questo mare di insicurezze. Quella terra ” promessa” a volte sembra irraggiungibile. Troppo distante, troppo costosa o semplicemente un utopia. Nonostante io mi senta già cittadina dalla nascita di quelle terre, mi sento intrappolata in questo territorio di transizione, che mi odia e che a tratti nega il mio viaggio e le mie conquiste alla mia vista. Ma sono io quel territorio che mi rifiuta.
Sono il mio ministro degli interni che emana leggi emotive contro se stessa e che attraverso insicurezze e paure sposta l’attenzione sulle delle debolezze sempre presenti. Sono le mie voci votanti, che insicure e spaventate preferiscono voltare il proprio sguardo altrove, e che con rabbia e disperazione deturpano con gesti nevrotici un volto che a volte non riconosco. Sono la nausea mattutina che la fantasia e la speranza di ripresa non riescono più a fermare. Sono il miraggio di pace che dura 24 ore, che nasce e muore nel calore di un tuo abbraccio. Sono la distesa d’acqua salata che divide i nostri corpi, da me stessa formata dopo una settimana di traversata turbolenta.
Sono la cittadina di seconda generazione che questo stesso territorio che l’ha vista nascere rinnega come elemento estraneo. Sono quei gesti di autodeterminazione che in questi momenti di insicurezza si ritorcono contro di me.
Sono la paura del passato che ritorna. Un passato che non mi appartiene,che odio profondamente, ma figlia di un presente che ai miei occhi in questi giorni sembra cosi fragile, cosi semplice da sgretolare. In un insicurezza che corrompe e brucia tutto alla radice . Perfino quelle conquiste che pensavo ormai consolidate nei gloriosi giorni di lotta. Sono quella voce sottile coperta dal silenzio quotidiano, quel silenzio rotto solo dalle tue dolci parole di speranza e conforto. Parole che cercano in tutti i modi di mostrarmi un volto che io non riesco più a vedere, ma che so essere il mio .
Sono la mia perenne migrazione quotidiana …

1C’è chi afferma che la disforia in se non esista, ma sia solo una reazione ad alcuni imput di una società binaria al nostro non esser binariamente e culturalmente allineati . In sintesi, in una società che associa conformazioni fisiche e azioni ad un determinato genere, comportamenti ritenuti non allineati e non conformi generano disforia. Di conseguenza in un mondo libero da imposizioni nessuno proverebbe disforia verso il proprio essere, essendo liber*di viverlo a proprio piacimento. La sintesi della sintesi, proprio quella spicciola, io provo disforia per i miei genitali, perchè la società in cui vivo li associa al genere maschile, di conseguenza, sentendomi io una donna provo disgusto verso quei genitali che la società associa ad un genere che non sento mio. A me m par na strunzat !!

2 E’ ovviamente una metafora . La migrazione come metafora della transizione

L’insostenibile pesantezza del tempo

Non sono mai stata una persona che guarda con rammarico al passato.
Ai presunti gloriosi tempi che furono, utilizzatrice dell’abusatissima frase ” si stava meglio quando si stava peggio” o della variante, “quando ero piccol* io ci si divertiva con poco” ecc ecc. Non ho mai considerato gli anni della mia adolescenza o “prima giovinezza” i “migliori” . Come quei quarantenni che parlano con nostalgia degli anni 80 o i  cinquantenni dei 70 ecc ecc. Gli anni della mia infanzia, non sono anni di evoluzione culturale o sociale, non sono essenziali al genere umano ed anche se lo fossero saranno i posteri a valutarli e rivalutarli col senno di poi, in una lucidità sicuramente più attendibile di chi li ha vissuti o anche solo sfiorati. Non provo nemmeno nostalgia verso la mia infanzia o adolescenza anzi  se potessi incontrare quel ragazzino impacciato e timido probabilmente mi starebbe pure sulle palle.  Troppo concentrato su se stesso senza mai realmente ascoltarsi  per riuscire a capirsi o semplicemente vivere senza prendersi troppo sul serio, anche perché se avesse trovato il coraggio di farlo,dico ascoltarsi, si sarebbe accorto di me e si sarebbe dissolto nel buio in cui si autoconfinava. Troppo serio e serioso per poter vivere un adolescenza che possa esser chiamata tale.
Non è il tempo che ho vissuto di cui sento la mancanza, ma del tempo che non ho vissuto libera. In realtà, non so esattamente quando sono nata, non ho una data certa, forse la condivido proprio con quel ragazzo che ha accompagnato e protetto i miei passi per 33 anni, ma non ne sono sicura. Sono rimasta per tanti anni in silenzio, nel buoi del suo cuore, spaventata ed ignorata. Ero una vocina flebile e disarmata. Ma non sono arrabbiata o rancorosa per questo. Nessuno sapeva della mia esistenza, nemmeno io ne ero consapevole. Ogni tanto mi mostravo al mondo, ed in quelle poche occasioni mostravo i miei occhi verdi pieni di speranza. Spesso mi nascondevo dietro quel  ragazzino timido ed impacciato, che per anni è stato il mio contatto col mondo, il mio scudo, la mia voce nella realtà del quotidiano. Tutto questo finché un giorno, quella voglia di vivere che per anni avevo cercato di ignorare, si è trasformata una forza inarrestabile ed irrefrenabile da non poter più esser ignorata o ostacolata.
Piccola premessa.
Ieri sono stata invitata alla presentazione del libro ” mio figlio in rosa” , dove si parlava della storia di alcuni bambini, trans o gender fluid. Ero li come rappresentante del gruppo T del movimento pansessuale di Siena, ed è stato proprio al ritorno da quell’evento, mentre parlavo con una cara amica, che ho pensato ( o meglio ripensato) a tutto questo.
Io non ho il terrore del tempo che passa, ma del tempo già passato, non speso in questi abiti, lasciando altre orme.
Pensando a quei bambini mi sono sentita cosi invidiosa…il che è cosi stupidamente egoista. Invidiavo ed invidio quei bambini per quel tempo che stanno vivendo esprimendo loro stessi, per quella consapevolezza cosi innata. So che ognuno di noi ha bisogno dei suoi tempi per arrivare ad un’alta consapevolezza di se, l’ho detto più, volte, altrimenti dovremmo parlare di illuminazione dall’alto, o fortuna.
Eppure non riesco a non pensare a come sarebbe andata la mia vita se mi fossi capita , scoperta e riscoperta a 14..16…18 anni, prima che il testosterone avvelenasse il mio corpo e la mia mente . Prima che il tempo creasse lunghi solchi sul mio corpo, formando la persona che sono ora. Nonostante io stia vivendo una seconda giovinezza o adolescenza, ho già 33 anni, la mia visione è già corrotta, già ” vissuta”.  Se tutto andrà per il meglio il mio corpo cambierà definitivamente con l’ultimo tassello verso i 35 anni e per quanto io mentalmente possa sentirmi rinata, sarò in pieno inizio decadenza.  Non sto dicendo che a 40 anni si è vecchi, ma di certo non avrò la stessa visione, gli stessi colori, lo stesso corpo di una reale ventenne. Avrò gli ultimi sgoccioli di quella che definisco giovinezza. Come una candela che per quanto la cera possa esser ripresa e riutilizzata, non sarà mai più la stessa.
So che il concetto per iscritto non è facile da capire, o spiegare.
E non parlo solo fisicamente, anche se mi sono bruciata 20 anni di vita facendo altro. Anche con tutti i risultati migliori della terapia, non potrò riavere quella nuova visione del mondo del ” è tutto nuovo”, quel corpo che non potrò mai abitare…
Quella sensazione di mostrare e mostrarsi anche se con pudore o insicurezza tipica dell’adolescenza o della prima fase della giovinezza, senza quella sensazione di disillusione, libera dal vissuto, libera da quei passi,da un corpo già corrotto dal ieri. Anche se in quel ieri io c’ero ma ero solo un pensiero lontano.
Mi chiedo quindi come sarebbe stata la mia “io”…come sarebbe stato il mio viso, senza questa peluria che quotidianamente non mi permette di essere felice, con quella sensazione di disgusto al solo sfiorarlo con le mie mani …. le mie mani, i miei seni, i miei fianchi, le mie cosce.
Magari mi sarei potuta operare prima, scoprendo e vivendo altri aspetti di me… Come sarebbe stata la mia vita, la mia evoluzione del se .
Forse avrei davvero rimpianto la mia adolescenza, o la mia giovinezza in quanto tempo in se passato e non in quanto tempo non vissuto ma sprecato rimanendo nel buio.
Forse ora userei anche io quelle frasi riferendomi agli anni 90, come gli anni d’oro …
Forse oggi riuscirei ad amare il mio corpo.. o probabilmente sarei riuscita a trovarne dei difetti anche in quest’ipotetica linea temporale alternativa, ma con un ottica diversa..
Forse sarei più “frivola” o più testardamente impegnata, sicura del mio aspetto
Forse sarei…
Forse avrei potuto…
Forse…

C’era una volta il Tortuga

C’era una volta, in un tempo non molto lontano, un progetto, un idea nata dal lavoro e dalla fantasia di un gruppo di ragazzi della provincia di Siena. Un sogno nato quasi per gioco o forse per pazzia, una sera come tante, in quel di Poggibonsi, (per la precisione a Montemorli), durante la festa del Partito della Rifondazione Comunista.
Alcuni ragazzi, dopo il servizio, si erano ritrovati a chiacchierare e bere una birra.
Stanchi di veder fallire e chiudere ogni luogo aggregativo giovanile, stanchi di veder inaridire sempre più quei rapporti sociali nel quotidiano, stanchi di sentirsi sempre più soli ed isolati, decisero di lanciarsi in una strampalata avventura.
Tutto ebbe inizio con la nascita dell’associazione Spazio Libero nell’anno 2015, un associazione che, nel suo piccolo,cercava di creare un luogo di incontro giovanile, per attività ludiche e culturali, ma anche per offrire quei servizi alla cittadinanza sempre più carenti nel territorio. Doposcuola sociale, scuola di teatro, mostre fotografiche, attività politica, ma anche semplicemente un luogo d’incontro sano.
Erano queste le motivazioni con cui quel progetto venne alla luce.
L’associazione crebbe abbastanza in fretta, arrivando a contare in un anno più di 30 attivisti, arrivando ad avere anche una propria sede ed un proprio logo. La sede era situata in via Trento, gentilmente offerta a titolo gratuito dal Partito della rifondazione comunista che da ora in poi sintetizzerò in  PRC.
I ragazzi però decisero di fare un ulteriore passo avanti, in nome di un pensiero comune : combattere l’isolamento generazionale e sociale.
Il 12 dicembre del 2015, nasce il Tortuga spazio libero, un locale in località fosci ( Poggibonsi) nato non solo per continuare i progetti iniziati da spazio libero, ma per permettere a quelle singolarità culturali, musicisti del territorio,pittori ed artisti vari, di trovare un luogo dove potersi esprimere al meglio,cercando quando possibile, di aiutare le attività locali attraverso l’acquisto dei prodotti del territorio.
L’apertura fu un successo. Circa 500 persone fecero rotta verso il Tortuga quella sera e molte altre lo faranno negli anni in cui il locale è rimasto al servizio della collettività.
Il locale ha avuto il piacere di ospitare diversi artisti, alcuni famosi anche a livello internazionale. Nomi come: i Deschema, le Iscream, i Pijiama party, I My tiny Apple  ecc ecc, i Pink Noise . Ma anche serate politicamente e socialmente impegnate. Da ricordare un bellissimo 8 marzo in collaborazione con L’associazione femminista non una di meno o la serata dedicata alle famiglie arcobaleno con il Movimento Pansessuale di Siena, con cui organizza anche un evento del transnovember del 2017. O spettacoli di stand up comedy con il Burberi . Come poi non menzionare un evento in collaborazione con vari gruppi tecno, per aiutare le popolazioni colpite  dal terremoto, in una serata di beneficenza dalla partecipazione pazzesca. Ci sarebbero tante e tante serate da ricordare, eventi da raccontare, ma le parole non potrebbero descrivere la soddisfazione di averne fatto parte ( io ero la responsabile delle attività culturali, iniziate nel 2016). Chi ha vissuto quelle serate da cliente potrà raccontarvele, chi le ha vissute da attivista, ha tanto da portare con se gelosamente, nel bene e nel male.
In cuor mio potrei dire che avrebbe meritato un destino più lungo e florido, e forse un appoggio diverso dalle amministrazioni e dal territorio.
Ma come ogni utopia, come ogni sogno forse non era destinato a durare per sempre.Tra altri e bassi il Tortuga è rimasto in vita per 3 anni, con una chiusura definitiva arrivata nell’aprile del 2018. I volontari, perché di impegno volontario si trattava, sono rimasti ( quelli rimasti) al timone fino all’ultimo. In un rispettoso e forse ingenuo tentativo di mantenere a galla quel sogno che è durato poco, ma che non ha vincoli ne limiti generazionali.
Ad aprile sarà un anno esatto dalla chiusura di un sogno si breve ma che ha segnato nel bene e nel male la vita di tanti giovani passati di li, per caso o per amore, per ideali o per convenienza.
E come si dice in questi casi commemorativi :
“E’ morto il Tortuga, viva il Tortuga”

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